sabato 4 febbraio 2012
Acid Eaters Ramones ( Chrysalis Records 1993)
Che cosa può accomunare il 1969, il flower power, la cultura psichedelica ed il Vietnam con i Ramones? Cosi sui due piedi direi nulla, visto che la band newyorkese è arrivata un decennio dopo proclamandosi alfiere del movimento punk, da sempre in rotta di collisione con gli ideali hippie degli anni Sessanta.
Però andando più a fondo e guardando i dati anagrafici dei fratellini si può facilmente capire come quella cultura abbia forgiato i ragazzini dell'epoca,magari influenzandoli proprio con alcune canzoni che hanno fatto storia, ascoltate centinaia di volte alla radio o su vecchi 45 giri come andava in voga in quegli anni.
Ecco spiegato quindi il motivo di Acid Eaters, raccolta di cover che i Ramones, forse la cult band per eccellenza, coverizzata da centinaia di bands a cavallo di tre generazioni, decisero di assemblare nel lontano 1993.
Fin dal titolo e dalla copertina, questo vuole essere un tributo a quegli anni e poco importa se ai posteri possa suonare come un riempitivo per ovviare ad obblighi contrattuali, la qualità presente in questi solchi è alta e le versioni "ramonizzate" sono una certezza( visto che i Nostri hanno sempre imbucato qualche cover nei loro album).
E quindi si parte con le classiche Have you Ever Seen the Rain o Substitute ( a proposito special guest Pete Townsend alla chitarra) fino a misconosciute canzoni come 7 and 7 is o I Can't Control Myself dei Troggs.
C'e anche spazio per Cj, il nuovo arrivato in famiglia, che si lancia su My Back Pages di Bob Dylan, reinterpretandola in versione fast and furious, una nave scuola per le miriadi di punk bands degli anni a venire.
Out of Time dei Rolling Stones viene trasformata, complice la voce di Joey e un arrangiamento davvero ruffiano, in una pop song davvero notevole, che avrebbe meritato maggior successo ed esposizione, mentre When I Was Young di Eric Burdon e i suoi Animals è l'ennesimo highlight di questo album, che pone come sigillo finale Surf City dei Beach Boys, forse tra tutte la band che di più ha influenzato Johnny Ramone and Co.
Rivalutate questo disco, non un semplice riempitivo o pezzo da collezione per die hard fans only, ma un modo pratico per rispolverare vecchie canzoni e riascoltarle cariche di nuova linfa vitale!
http://www.ramonestory.it.%20portale%20italiano%20sulla%20miglior%20punk%20band%20di%20tutti%20i%20tempi/
martedì 24 gennaio 2012
Hisingen Blues Graveyard (Nuclear Blast Records 2011)
Nel corso del 2011 abbiamo assisitito ad un vero e proprio revival di sonorità anni Settanta, soprattutto da parte di bands provenienti dal continente europeo: dagli inglesi Rival Sons e Gentleman's Pistols fino ai dirmipettai (Irlanda) The Answer, passando per i Black Country Communion di sua maestà Glenn Hughes. Ma tra i nomi che più mi hanno colpito vi propongo i Graveyard, giovanissima band svedese che, con questo secondo album, merita di essere considerata come una delle rivelazioni dell'anno appena conclusosi.
Prendete Deep Purple, Uriah Heep, Black Sabbath, Led Zeppelin, mescolate a fuoco lento con dell'ottimo blues ed ecco creata la ricetta di questi Graveyard. Ah Dimenticavo: tanta sincera passione ed un amore smisurato per quelle sonorità retrò che non fanno mai scadere il prodotto in un mero esercizio anacronistico, ma trasportano l'ascoltatore in un epoca lontana, agli albori della musica rock e lo tengono inchiodato dall'inizio alla fine di questo album.
L'opener Ain't Fit to Live Here è la classica song d'apertura che non deve fare prigionieri sulla scia di una Burn o di una Communication Breakdown, con il cantante Joakim Nilsson che sfoggia il più classico dei falsetti. Ma il meglio arriva con le successive No Good, Mr Holden, un sulfureo hard-blues da Sabba Nero e la titletrack del disco ( a proposito..Hilsingen è il quartiere popoloso di Goteborg da dove arrivano questi ragazzi), dalle tinte più psichedeliche e stoner.
La produzione in analogico ( manna dal cielo in questi tempi di freddo digitale) accentua ancora di più le calde atmosfere di questo album, conferendo colore ed una vera atmosfera vintage ai brani; prendete quel piccolo capolavoro di Uncomfortably Numb, che di pinkfloydiano ha ben poco, ma sembra uscita da una session tra Janis Joplin ed i Led Zeppelin se mai avessero potuto incontrarsi!
La strumentale Longing, dagli echi morriconiani ( considero il Nostro Morricone un precursore dello stoner per le sue soundtracks spaghetti-western!) è posta da cuscinetto prima delle cavalcate hard blues di Ungrateful for the Dead e RSS che ci conducono alla finale The Siren, una lunga e sofferta canzone giocata su parti lente ed un infuocato chorus sostenuto da un roboante drumming e pregevoli assoli!
Tirando le conclusioni di questa recensione, credo che i Graveyard, con questo album abbiano realizzato una delle pagine musicali più promettenti del 2011, senza inventare nulla di nuovo e senza issarsi a salvatori del rock and roll. Se cercate un' oretta scarsa di semplice ed onesto hard rock d'annata, Hilsingen Blues è un disco che fa al caso vostro e sono sicuro che supererà anche la dura prova del tempo, non finendo sotto tre dita di povere come quella pila di cd che tenete sugli scaffali. L'umiltà e l'onesta pagano sempre!
P.S. Se dovessi dare un voto a questo disco, lo alzerei di mezzo punto per la splendida cover, only for Vynil Lovers
www.myspace.com/graveyardsongs
www.facebook.com/graveyardofficial
TeePee Records (Label di Goteborg per cui hanno debuttato i Graveyard)
lunedì 16 gennaio 2012
Tempi Bui Ministri (Universal Records 2009)
Una volta a Milano c'era la musica alternativa, c'erano i Ritmo Tribale, gli Afterhours e decine di bands che nascevano, suonavano, morivano reincarnandosi sotto altri nomi, c'era la Fiera di Senigallia in Darsena, il Leoncavallo, il Rolling Stone ed il Factory Club. Una volta a Milano c'era davvero una scena forte che pulsava nel contesto metropolitano della città, dalla Bovisa fino alle Colonne di San Lorenzo. Erano gli anni Novanta e di quel periodo è rimasto ben poco, soppiantato dalla moda, dall'usa e getta e dal vuoto intellettuale che ha caratterizzato quest'ultima decade sempe più schiava dell'apparire sopra l'essere.
Meno male che qualche barlume di speranza c'è ancora e l'ho ritrovato proprio ascoltando questo album dei Ministri, band meneghina che, in questi ultimi anni è uscita dall'anonimato realizzando tre album e girando praticamente tutta la penisola con un incessante attività live.
Tempi Bui è il loro secondo disco e ci fa percorrere un viaggio negli usi ed abusi della società italiana con un ironia spesso cinica e tagliente che va a colpire il bersaglio.
La title track posta in apertura riassume il concetto del disco: tempi bui e cupi e nuvoloni neri che si addensano all'orizzonte della nostra società mentre noi ce ne staimo beati a goderci l'ennesimo pranzo domenicale facendo finta che tutto sia bello e luminoso. Dopo questa overtoure parte il viaggio a testa bassa negli usi ed abusi di questa decade grondante consumismo, berlusconismo, opportunismo e molti altri "ismi" di chi mangia sopra le nostre teste.
Finalmente una voce di protesta che si leva lontana dalle sirene mediatiche dei reality musicali e dalla musica preconfezionata, un sound potente e diretto che alterna bordate di rock alternative con melodie in chiave power pop.
A scanso di equivoci chiariamo che la band non è politicizzata, non avrebbe senso rifugiarsi in vuoti slogan per chi, come loro, è figlio di un epoca vuota di ideologie, ma è lucida nel deunciare le brutture ed i paradossi della società che li (ci) circonda: dal trend giovanile del consumo smodato di alcolici nascosto dall'ipocrisia del "fai guidare qualcun altro"(Bevi) fino alla cultura del gossip, vero traino dei mass media che riempie di aria fritta i notiziari ed i giornali (La Faccia di Briatore).
Le adrenaliniche Brucia e Diritto al Tetto sono figlie di quel retaggio punk che contraddistingue una bella fetta delle rock band appartenenti al circuito alternativo mentre l'apice di questo disco si manifesta con Il Bel Canto,un disincantato manifesto di rabbia ed impotenza, un mix tra impulsi rock e cantautorato.
Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un pò meglio
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio
Hanno dovuto legarmi perché godessi più in fretta
Mi han tolto pure le armi e mi hanno affittato una cuccia
Hanno dovuto pregarmi perché continuassi a bere
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure
Ora mi vestono loro ed io posso tornare a cucire
Ed è come se
Non avessi mai
Deciso niente
Ho aperto troppe finestre
E non so da quale buttarmi
Voglio un nemico fidato
Voglio guardarlo negli occhi
Ci meritiamo le stragi altro che Alberto Sordi
Fatemi uscire di casa
Solo per costituirmi
L'ironia ed il cinismo sono le armi con cui lottano i Ministri ed il finale affidato a La Ballata del Lavoro Interinale è l'ultima freccia che scoccano per porre il sigillo a questi "Tempi Bui", un disco e, soprattutto una band che non ha bisogno di paragoni con il passato, ma che riesce a camminare con le proprie gambe e ridare un pò di coscienza a chi non vuole continuare ad essere lobotomizzato dalla (dis)informazione che ci circuisce.
www.iministri.com
www.myspace.com/ministri
I Ministri Facebook
Parola di Ministri (Blog della band)
lunedì 9 gennaio 2012
Just Look Them Straight in the Eyes and Say...Pogue Mahone!!!!! The Pogues
Se negli ultimi anni abbiamo assisitito ad una vera e propria ondata di bands appartenenti al filone celtic-punk rock ( Dropkick Murphys, Flogging Molly, The Mahones su tutti) lo si deve in gran parte a chi, senza dubbio, è stato il capostipite di questo genere: i Pogues!
Nati intorno ai primi anni Ottanta grazie all'incontro tra uno sbandato irlandese di nome Shane MacGowan ed un gruppo di musicisti di strada, che si esibivano come buskers per le strade di Londra,i Pogues ebbero l'idea di coniugare l'irruenza e l'irriverenza del movimento punk rock con la tradizionale musica irlandese, ovvero il retaggio culturale caro a chiunque provenga dall'Isola di Smeraldo.
Il primo nucleo della band si fa chiamare The Nipple Erectors per poi cambiare il nome in Pogue Mahone ( espressione gaelica che sta a significare "Baciami il Culo") ed al momento della firma di un contratto discografico nel più ragionevole ed inoffensivo The Pogues.
Grazie al supporto di personaggi come Elvis Costello e Joe Strummer, la band inizia ad esibirsi regolarmente per Londra inizialmente, e poi per tutto il Regno Unito, facendosi notare ed ampliando sempre di più la schiera dei consensi.
Se negli anni Settanta i Dubliners furono i primi ad esportare e rendere commerciale la musica tradizionale, ora tocca ai Pogues riformularla per poterla tramandare anche alle nuove generazioni. Il primo album esce nel 1984 e si intitola Red Roses for Me e, nonostante sia ancora presente un suono acerbo, figlio di strada ed anarchia, si denota già il marchio di fabbrica che contraddistinguerà la band irlandese: pezzi veloci e più frenetici arricchiti dalla voce sguaiata ed alcolica di Shane MacGowan, alternati da ballad malinconiche da pub. La maggior parte dei pezzi sono tradizionali riarrangiati dalla band stessa dove in alcuni casi vengono anche cambiati i testi per renderli più duri ed irriverenti, ma troviamo anche i primi brani originali scritti da MacGowan, come Transmetropolitan, ovvero una delle tante dichiarazioni d'amore-odio verso Londra che scriverà durante la carriera e Stream of Whiskey (dedicata al poeta Brendan Behan), che sarà fissa durante i live.
Il songwriting di MacGowan è fluido e molto articolato, ricco di espressioni "slang" molto colorite e continui riferimenti letterari con citazioni di Yeats o Behan, una caratteristica che con il tempo eleverà il cantante a poeta di strada, molto amato dai suoi connazionali, nonostante i suoi eccessi.
Il secondo album esce un anno dopo e si intitola Rum, Lash and Sodomy ed è prodotto da Elvis Costello e con questo disco avviene il salto di qualità sia a livello compositivo che a livello di suoni, che finalmente rendono giustizia alle escuzioni della band.
La formula è la stessa, pezzi tradizionali riarrangiati ( Dirty Old Town, Jesse James, Wild Cats of Kilkenny) alternati a composizioni nuove tra cui The Sick Bed of Cuchullain, Sally MacLennnane e la splendida ballata A Pair of Brown Eyes. Il finale è per la lunga The Band Played Waltzing Matilda, canzone antimilitarista che denuncia una delle peggiori battaglie perse dall'esercito inglese, dove morirono migliaia di soldati irlandesi ed australiani al servizio della Union Jack e l'interpretazione di Shane è davvero toccante.
Nonostante il successo in ascesa, la carriera dei Pogues è fatta di fasi altalenanti causate dalle condizioni di Shane MacGowan, dedito all'abuso più estremo di alcool che mina oltremodo la sua salute e le sue performances dal vivo, spesso interrotte a metà viste le condizioni pietose in cui sale sul palco; ma anche le sue continue assenze in sala prove o in studio di registrazioni fanno slittare le attività della band e bisognerà aspettare il 1988 per vedere il terzo full lenght della band. In precedenza viene dato alle stampe un EP di quattro tracce, Poguetry in Motion che racchiude una delle più belle e struggenti canzoni che i Pogues abbiano mai scritto: A Rainy Night in Soho.
Down all the years, down all the days
And I've cried for all your troubles
Smiled at your funny little ways
We watched our friends grow up together
And we saw them as they fell
Some of them fell into Heaven
Some of them fell into Hell
I took shelter from a shower
And I stepped into your arms
On a rainy night in Soho
The wind was whistling all its charms
I sang you all my sorrows
You told me all your joys
Whatever happened to that old song
To all those little girls and boys
Now the song is nearly over
We may never find out what it means
But there's a light I hold before me
And you're the measure of my dreams
The measure of my dreams
Sometimes I wake up in the morning
The gingerlady by my bed
Covered in a cloak of silence
I hear you in my head
I'm not singing for the future
I'm not dreaming of the past
I'm not talking of the fist time
I never think about the last
Now the song is nearly over
We may never find out what it means
Still there's a light I hold before me
You're the measure of my dreams
The measure of my dreams
If I Should Fall from the Grace of God vede la luce nel 1988 ed è uno dei migliori successi commerciali della band grazie anche alla ballad Fairytales of New York resa celebre dal duetto MacGowan-Kirsty MacColl e diventata con gli anni "la canzone di Natale" nonostante il testo dai toni molto colorati, spesso censurato dalla BBC inglese
You're a punk
You're an old slut on junk
Lying there almost dead on a drip in that bed
You scumbag, you maggot
You cheap lousy faggot
Happy Christmas your arse
I pray God it's our last
Ma aldilà di questo fortunato singolo, all'interno di questo album c'è parecchia carne al fuoco, alcune delle canzoni più famose che i Pogues abbiano mai scritto, ma soprattutto sonorità nuove che vanno a legarsi col tradizionale folk irlandese. L'esempio più lampante è Fiesta con la sua andatura chiassosa e dirompente con i continui rimandi alla Spagna ed al mondo latino in generale. Anche la titletrack è uno dei pezzi forti du questo album, da anni opener dei concerti della band, mentre la rivisitazione di Thousand are Sailing è solo l'ennesimo highlight di un disco che merita di entrare di diritto nella storia della musica.
L'anno successivo viene pubblicato Peace and Love, che purtroppo, nonostante alcuni pezzi buoni darà inizio alla fase discendente della carriera dei Pogues. Il disco in questione è altalenante dato che, a fianco di intense songs come Young Ned of the Hill o Misty Morning Albert Bridge ( una delle più belle ballad del repertorio dei Pogues) troviamo pezzi molto più fiacchi, frutto di esperimenti per sondare nuove sonorità ma che non riescono a lasciare il segno. Chiude il disco London You're a Lady,l'ennesimo tributo di amore/odio verso la metropoli inglese.
Purtroppo la dipendenza da alcool di MacGowan sta per arrivare al suo culmine e Hell's Ditch è il canto del cigno del vocalist irlandese, licenziato poco dopo per la sua condizione. Il disco ne risente parecchio di questa influenza negativa e ne risulta stanco e scarno di idee. Alla consolle si presenta Joe Strummer e non si può dire che il suo lavoro sia eccelso. Tra l'altro l'ex leader dei Clash si imbarcherà in un breve tour proprio per sostituire Shane MacGowan alla voce.
Tra gli Highlights segnalo The Sunnyside of the Streets e the Ghost of a Smile, ma purtroppo questo non sarà uno dei dischi per cui verranno ricordati i Pogues.
Per la cronaca la band realizzerà negli anni a venire altri due album ( Waiting for Herb e Pogue Mahone) con Spider Stacy alla voce, ma senza l'icona MacGowan la carriera della band si eclisserà verso un lento oblio rivitalizzata solo dalla recente reunion che ha riportato il nome dei Pogues sui cartelloni dei più importanti festival mondiali.
Proprio in questi giorni esce un cofanetto di cinque cd ( più un ampio booklet) che ripercorre la carriera della band: un ottimo modo per i neofiti alle prese con il celtic-folk punk (per gli amanti delle etichette) e per conoscere una fetta importante di storia di musica irlandese
A parting glass: Poguetry (un sito dove spulciare tra i testi di MacGowan per approfondire la sua poesia)
martedì 27 dicembre 2011
La Diserzione degli Animali del Circo Yo Yo Mundi (EMI Music 1994)
Era la metà degli anni Novanta ed in Italia si respirava un fermento creativo e musicale di profondo rinnovamento e voglia di osare, soprattutto all'interno di quel movimento cosiddetto underground. Decine di band formate da ragazzi di provincia iniziarono a girare su e giù per la Penisola proponendo una ventata di musica fresca e spontanea come non mai si era vista da noi.
Ho un bel ricordo di quegli anni, concerti e gruppi da scoprire che avevano davvero tanto da dire e rabbia da sfogare: i centri sociali come punto d'inizio e l'epilogo con le major che ristamparono interi cataloghi, passando per il palco della Max Generation a Sonoria nel 1995.
Tra i dischi che più ho apprezzato in quel periodo ecco La Diserzione degli Animali del Circo, primo album dei piemontesi YoYo Mundi, una splendida realtà in bilico tra pulsioni rock e folk ruspante, tra il cantautorato e la protesta sociale.
Un album sincero ed intenso che racconta tra le sue righe storie di personaggi disparati, un circo di emozioni e colori che vuole fare pensare l'ascoltatore oltre a farlo divertire.
Venghino signori, Venghino,come direbbe Paride Orfei, invitando il pubblico ad assistere allo spettacolo del suo Circo, il primo senza animali, disertori stanchi di essere sfruttati e maltrattati.
Ma il Circo può essere bello anche senza i leoni: ed ecco la Contorsionista con le sue evoluzioni o L' Acrobata che volerà sempre più in alto fino a raggiungere le stelle. Tra il pubblico ci sono i "ragazzi con le basette diseguali", quelli che non vogliono seguire la massa di loro coetanei tra discoteche e fast food, ma vogliono vivere la loro vita senza piegarsi alle mode ed alla pubblicità. C'è anche un bambino solitario e taciturno, che vorrebbe ridere e divertirsi come gli altri, ma è cresciuto ascoltando animali urlare e morire, perchè è il Bambino del Macello, ma magari quella banda sghangherata di ciclisti (Bicicleta Basca) gli strapperà un sorriso. Il ciclismo è davvero uno sport di provincia, lontano dalle metropoli calcistiche e lo sa la Freccia Vallona che corre a rotta di collo per i tornanti delle Fiandre.
Quante storie vengono raccontate in questo album, quante fiabe che fanno sorridere e fanno commuovere, ballate di campagna ma con l'occhio lungo verso l'Europa senza dimenticare che dietro il bancone del mixer si è seduto Brian Ritchie dei Violent Femmes, altri buskers mica da ridere.
Visto che in questi ultimi anni il movimento folk-rock è tornato in auge, vi propongo di andare a rispolverare questo album, forse pioniere in quegli anni (insieme ai Modena City Ramblers) di un movimento che è poi esploso tempo dopo!
Andeira!!!!!!
www.yoyomundi.it
www.myspace.com/yoyomundi
lunedì 19 dicembre 2011
It's Alive 2011!!!!!
Partiamo dall'inizio quindi, con il mese di Gennaio, che vede il sottoscritto, partire in una fredda e nebbiosa sera alla volta dell'Amigdala Theatre a Trezzo sull'Adda, vicino Milano per la data dei punk rockers spezzini The Manges. Per chi ascolta punk rock non hanno certo bisogno di presentazioni visto che sono in giro da almeno vent'anni ed il loro ultimo album Bad Juju è uno dei migliori dischi di punk "ramonico" in circolazione.
Il locale è bello pieno ed è presente anche lo zoccolo duro dei fans della band spezzina,la quale, tempo di far riscaldare la platea con un paio di gruppi spalla, arriva sul palco bella carica regalando un ora di veloce e frenetico punk rock, senza se e senza ma, alternando i classici della loro carriera con gli ultimi estratti da Bad Juju, più una manciata di cover dei Ramones che non fanno mai male. Un ottimo concerto che rende merito ai The Manges inossidabili più che mai!
Febbraio è un mese un pò in sordina, per fortuna ci pensa lo storico Murrafield Pub a Chiasso, Svizzera che ospita gli australiani Go Set, punk band dalle influenze celtiche sullo stile di Street Dogs e Dropkick Murphys. Anche qui un oretta di live set che scorre via veloce veloce come le pinte di Guinness al bancone.La band si sbatte e sciorina via estratti dalla loro discografia, non disdegnando anche momenti acustici da pub irlandese. Sicuramente non hanno i numeri per competere con le altre bands qui sopracitate, ma in quanto a sudore ed intensità non si può proprio dire nulla.
E finalmente arrivò anche Marzo, con uno degli concerti da me più attesi: la reunion dei Kyuss,denominata appunto Kyuss Lives. E' sempre Trezzo sull Adda ad ospitare questo evento, anche se nella sua venue più ampia, il Live Club. L'atmosfera è quella delle grandi occasioni con migliaia di persone presenti ed un sold out annunciato da mesi. Se per le band di spalla ho preferito bermi una birra e scambiare quattro chiacchere con le vecchie facce accorse per l'occasione e ritrovate nel pit, per i Kyuss ho l'adrenalina a mille visto che sono stati uno dei miei gruppi preferiti in quei formidabili anni Novanta.
Della formazione originale manca Josh Homme, sostituito da uno misconosciuto Bruno Fevery che farà il suo compito preciso preciso, ma per il resto la line up originale formata da Garcia-Olivieri-Bjork non lascia prigionieri dando fuoco per due ore agli amplificatori, rendendo l'aria satura di elettricità e potenza. Vengono snocciolati tutti i classici della loro(breve)discografia ed il finale è affidato ad un incendiaria versione di Green Machine che non lascia prigionieri!
Il mese di Aprile regala altri due appuntamenti "impossibile mancare" per chi ama il punk rock: il tour italiano di CJ Ramone e il Loud & Proud Festival che vede all'interno del suo cartellone gli headliner Dropkick Murphys e special guest del calibro di Devil's Brigade e Madball.
L'ex bassista dei Ramones (post DeeDee era) è alla sua prima calata italica da quando i "fratelli" si sono sciolti e l'attesa, per chi come me, vivrebbe a pane e Ramones è a dir poco spasmodica. Cj ha avuto il merito di aver dato una botta di vita all'ultima line up della band, sfiancata da una vita on the road ed ai dissidi interni, per cui è entrato nel cuore dei fans, nonostante abbia preso il posto di uno dei fondatori storici della band.
Per l'occasione, all' Amigdala Theatre di Trezzo, come opener della serata ci sono due delle migliori realtà italiane: i Leeches from Como e gli spezzini Manges. Tutte e due le bands nella mezzoretta a disposizione si prodigano nello scaldare il pubblico con degli ottimi set, ma quando è il momento di Cj i cori "Hey Ho, let's Go" si sprecano ed è proprio la leggendaria Blitzkrieg Bop a dare inizio alle danze. Nell'ora e mezza di concerto Cj snocciolerà i classici della discografia ramonica per un pubblico fedele ed adorante che non smetterà nemmeno un secondo di lanciarsi sottopalco per rivivere ancora una volta i classici dei Fast Four. Cj è in gran forma ed è ben supportato dallasua band che vede tra gli altri, anche il leggendario Daniel Rey alla chitarra e alla voce sui classici Poison Heart e Pet Cemetery.
Qualche giorno dopo all'Alcatraz di Milano va in scena il sopracitato Loud&Proud Fest: l'affluenza è buona, cosi come la scelta dei gruppi in cartellone, che riesco a vedere solo dai Devil's Brigade in poi. Il side project dei Rancid esalta il numeroso pubblico con il suo psychobilly, anche se mi chiedo sempre quando dovrò aspettare per vedere la band madre ancora in attività, mentre l'act successivo, i newyorkesi Madball sfogano tutta la loro rabbia nell'oretta a disposizione, creando non pochi problemi alla security nelle prime file. Ma il piatto forte della serata sono i bostoniani Dropkick Murphys, band che in Italia ha sempre ottenuto ampi consensi. Ed infatti appena saltano sul palco si scatena il delirio all'interno del locale con l'opener Hang'em High, tratta dal loro ultimo album Going Out in Style. ovviamente la scalettas è improntata sui pezzi del loro più recente lavoro, ma i classici non mancano come Fields of Athenry o Kiss Me I'm Shitfaced che, come tradizione vuole, vede il palco invaso dalle ragazze presenti in sala. Il finale è caotico con una folla di persone sul palco ad eseguire TNT degli AC/DC. I Murphys sono da sempre una certezza!
E con l'arrivo della bella stagione iniziano gli Open Air Festival ed i concerti all'aperto e Giugno mi vede presente al Rock in IdRho alle porte di Milano.Inizio subito con le critiche, cosi mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa( o meglio dall'anfibio!): i concerti a Milano ormai sono solo una mera macchina d'affari che non tengono conto delle esigenze di chi paga il biglietto! Orari assurdi, gruppi buttati sul palco in stile catena di montaggio con suoni approssimativi(almeno nei primi pezzi del live), prezzi di cibo e bevande alle stelle per non parlare dei parcheggi: 15 euro a macchina sono una truffa legalizzata!!
Dopo questo sfogo ritorniamo alla musica suonata, con un lotto di bands davvero interessanti: Purtroppo mi perdo il set dei Flogging Molly e Band of Horses, visto che la fila per i controlli era chilometrica ed accurata più del check in di un aereoporto, ma al mio ingresso in arena,s ul palco ci sono gli Hives, che non ci mettono molto a scaldare il numeroso pubblico con il loro rock and roll diretto ed incendiario.
Breve cambio palco ed ecco Mike Ness ed i suoi Social Distorsion che, a dire il vero, sono stati la delusione della giornata. Chi scrive è un fan della band di Orange County e si aspettava molto da questa unica esibizione italiana, anche perchè il loro ultimo album ha riscosso molti commenti positivi (qui la recensione) ela voglia di rivederli dal vivo era davvero tanta. Purtroppo ho trovato una band sottotono, stanca che si è trascinata a fine concerto un pò snobbata da tutti, aldifuori della cerchia dei fedelissimi fans, ma che non ha mai avuto il merito di coinvolgere la folla come avrebbe fatto qualche anno fa. Unica eccezione la cover di Ring of Fire che ha svegliato i presenti nel assolato pomeriggio.
Di ben altro spessore Iggy Pop ed i suoi Stooges, che sono saliti sul palco con la convinzione di non fare prigionieri. L'Iguana, a dispetto dei suoi anni, non lesina energie e si lancia a rotta di collo giù dal palco, salta, si contorce e catalizza tutta l'attenzione su di sè; poco importa se chi suona alle sue spalle sono solo dei validi gregari: l'icona del punk rock più selvaggio e ferale è Lui! Da Search and Destroy a I wanna be your Dog, vengono riproposti tutti i classici della band e a fine show il vincitore morale della kermesse è proprio Iggy Pop! Immortale!
Gli headliners sono i Foo Fighters e anche per loro l'attesa è tanta, visto che sono diversi anni che mancano dall' Italia, ma soprattutto con un album fresco di stampa, cercano la conferma di non essere più delle seconde linee, ma bensì una delle punte di diamante della scena rock internazionale di quest'ultimo decennio. Operazione riuscita: il concerto di questa sera mi ha fatto riscoprire una grande band, capace di scrivere ottime canzoni, originali e di grande presa, mi ha fatto scoprire musicisti eccezionali capapci di tenere in pugno la folla per quasi due ore, ma soprattutto mi ha fatto apprezzare un personaggio come Dave Grohl che si è scrollato di dosso l'etichetta di "ex batterista" dei Nirvana per diventare un musicista capace di camminare sulle proprie gambe e la sensazione a fine concerto è stata quella di volerli rivedere subito,magari in un contesto lontano dalla "sfacchinata" della maratona "dieciorelivesottoilsole".
Luglio ha come evento clou la trasferta in terra friulana per l'unica data tricolore di Bon Jovi. Per l'occasione lo stadio di Udine vede il tutto esaurito ed i puristi possono storcere il naso finchè vogliono, ma il concerto del rocker americano vale tutto il prezzo del biglietto.Volete un pò di Rock and Roll Circus? Bene, tre ore di concerto (una buona parte sotto l'acqua), un palco eccezionale, effetti pirotecnici ed una lista di canzoni che, volenti o nolenti, ci hanno accompagnato negli ultimi 25 anni di ascolti musicali. In più se aggiungiamo una folla oceanica che crea il giusto feedback, direi che il cerchio si può tranquillamente chiudere.
Meno di una settimana dopo, mi trovo, praticamente sotto casa, la data del tour estivo di Davide Van de Sfroos. Seguo il cantante comasco sin dagli esordi ed ormai presenziare ad una delle sue serate è ormai un dovere morale, ma la curiosità era tanta,a lla luce del successo sanremese di Yanez. In effetti il pubblico è notevole, anche perchè questa sarà l'unica data in territorio comasco. Purtroppo non mi ha lasciato particolarmente soddisfatto: se dal punto di vista musicale Davide ha guadagnato in tecnica e professionalità, pecca un pò nel coinvolgimento, una delle sue principali doti in sede live. Anche qui due ore e mezza di concerto, ma che in parecchi momenti hanno stancato il sottoscritto che, avrebbe voluto qualche stacco più trascinante come ai vecchi tempi! da ricordare una cover di Riders on the Storm dei Doors, rifatta in dialetto lagheèè/misto inglese e dedicata ad Amy Winehouse, scomparsa proprio quella sera.
Se tradizionalmente Agosto, vede il chiuso per ferie quasi ovunque, da un pò di anni a questa parte non lo si può certo dire per concerti o attività live. E proprio Milano, tradizionalmente deserta verso Ferragosto, ha regalato diverse occasioni per gustare musica dal vivo. Si parte il primo di Agosto con gli Strung Out,storica band hardcore punk americana, che torna in Italia per una manciata di date. La tappa al Magnolia è un vero e proprio evento con un buon pubblico presente e di una performance di tutto rispetto. Da citare anche il gruppo spalla, gli Startoday, abruzzesi e autori di un ottima prova on stage. Da seguire!!!!
Al Carroponte di Sesto San Giovanni c'è l'evento clou del mese, con una due giorni, appena dopo Ferragosto davvero incandescente: NOFX e Flogging Molly.
La band di Fat Mike raduna 10000 persone circa e da vita ad uno spettacolare revival di quelle sonorità che fecero breccia nel cuore di molti a metà anni Novanta, a metà tra sfuriate hardcore e cazzeggio vero e proprio, una via di mezzo tra un concerto punk e del sano cabaret d'oltreoceano. d'altronde i NOFX sono sempre stati cosi, prendere o lasciare.
Meno affluenza, ma un concerto altrettanto memorabile quello degli irlandesi "a stelle e strisce" Flogging Molly: due ore piene dove i Nostri hanno pescato a piene mani dalla loro discografia ed ahnno dimostrato un energia incredibile, soprattutto grazie al loro leader Dave King, dalla grande voce ed a altrettanto grandi doti dialettiche, che ha preso per mano i presenti e li ha condotti idealmente nei peggiori pub di Dublino. Non dimentichiamo il gruppo spalla, gli Street Dogs, working class punk heroes che hanno dato vita anche loro ad un concerto onesto ed energico a metà tra Clash e Stiff Little Fingers!
Dopo una sbornia di musica come questa, l'autunno non offre grandi eventi a cui partecipare ed infatti riesco solamente a gustarmi dal vivo gli italiani Ministri , a mio avviso una delle migliori band in circolazione ed il piatto forte di metà ottobre: Sick of it All! La band newyorchese approda al Bloom di Mezzago per l'unica data italiana e metterà a ferro e fuoco il locale sotto i colpi violenti del buon vecchio hardcore. Una certezza, una delle poche rimaste ancora in attività, la band dei fratelli Koller si lascia andare ad un riassunto della loro carriera sfoderando il meglio della loro discografia mandando in delirio il pubblico accorso nel piccolo locale brianzolo!
Ed eccoci quindi all'epilogo di questo 2011,che devo dire mi ha decisamente soddisfatto dal punto di vista musicale, anche se ho il rammarico di non aver potuto assistere ad altri eventi (vedi i Black Crowes a Vigevano). Rimango in attesa degli eventi futuri per l'anno che verrà, anche se la ridda di nomi trapelati finora è davvero allettante...Springsteen, Rancid, Pearl Jam....a risentirci!
Qualche giorno dopo all'Alcatraz di Milano va in scena il sopracitato Loud&Proud Fest: l'affluenza è buona, cosi come la scelta dei gruppi in cartellone, che riesco a vedere solo dai Devil's Brigade in poi. Il side project dei Rancid esalta il numeroso pubblico con il suo psychobilly, anche se mi chiedo sempre quando dovrò aspettare per vedere la band madre ancora in attività, mentre l'act successivo, i newyorkesi Madball sfogano tutta la loro rabbia nell'oretta a disposizione, creando non pochi problemi alla security nelle prime file. Ma il piatto forte della serata sono i bostoniani Dropkick Murphys, band che in Italia ha sempre ottenuto ampi consensi. Ed infatti appena saltano sul palco si scatena il delirio all'interno del locale con l'opener Hang'em High, tratta dal loro ultimo album Going Out in Style. ovviamente la scalettas è improntata sui pezzi del loro più recente lavoro, ma i classici non mancano come Fields of Athenry o Kiss Me I'm Shitfaced che, come tradizione vuole, vede il palco invaso dalle ragazze presenti in sala. Il finale è caotico con una folla di persone sul palco ad eseguire TNT degli AC/DC. I Murphys sono da sempre una certezza!
E con l'arrivo della bella stagione iniziano gli Open Air Festival ed i concerti all'aperto e Giugno mi vede presente al Rock in IdRho alle porte di Milano.Inizio subito con le critiche, cosi mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa( o meglio dall'anfibio!): i concerti a Milano ormai sono solo una mera macchina d'affari che non tengono conto delle esigenze di chi paga il biglietto! Orari assurdi, gruppi buttati sul palco in stile catena di montaggio con suoni approssimativi(almeno nei primi pezzi del live), prezzi di cibo e bevande alle stelle per non parlare dei parcheggi: 15 euro a macchina sono una truffa legalizzata!!
Dopo questo sfogo ritorniamo alla musica suonata, con un lotto di bands davvero interessanti: Purtroppo mi perdo il set dei Flogging Molly e Band of Horses, visto che la fila per i controlli era chilometrica ed accurata più del check in di un aereoporto, ma al mio ingresso in arena,s ul palco ci sono gli Hives, che non ci mettono molto a scaldare il numeroso pubblico con il loro rock and roll diretto ed incendiario.
Breve cambio palco ed ecco Mike Ness ed i suoi Social Distorsion che, a dire il vero, sono stati la delusione della giornata. Chi scrive è un fan della band di Orange County e si aspettava molto da questa unica esibizione italiana, anche perchè il loro ultimo album ha riscosso molti commenti positivi (qui la recensione) ela voglia di rivederli dal vivo era davvero tanta. Purtroppo ho trovato una band sottotono, stanca che si è trascinata a fine concerto un pò snobbata da tutti, aldifuori della cerchia dei fedelissimi fans, ma che non ha mai avuto il merito di coinvolgere la folla come avrebbe fatto qualche anno fa. Unica eccezione la cover di Ring of Fire che ha svegliato i presenti nel assolato pomeriggio.
Di ben altro spessore Iggy Pop ed i suoi Stooges, che sono saliti sul palco con la convinzione di non fare prigionieri. L'Iguana, a dispetto dei suoi anni, non lesina energie e si lancia a rotta di collo giù dal palco, salta, si contorce e catalizza tutta l'attenzione su di sè; poco importa se chi suona alle sue spalle sono solo dei validi gregari: l'icona del punk rock più selvaggio e ferale è Lui! Da Search and Destroy a I wanna be your Dog, vengono riproposti tutti i classici della band e a fine show il vincitore morale della kermesse è proprio Iggy Pop! Immortale!
Gli headliners sono i Foo Fighters e anche per loro l'attesa è tanta, visto che sono diversi anni che mancano dall' Italia, ma soprattutto con un album fresco di stampa, cercano la conferma di non essere più delle seconde linee, ma bensì una delle punte di diamante della scena rock internazionale di quest'ultimo decennio. Operazione riuscita: il concerto di questa sera mi ha fatto riscoprire una grande band, capace di scrivere ottime canzoni, originali e di grande presa, mi ha fatto scoprire musicisti eccezionali capapci di tenere in pugno la folla per quasi due ore, ma soprattutto mi ha fatto apprezzare un personaggio come Dave Grohl che si è scrollato di dosso l'etichetta di "ex batterista" dei Nirvana per diventare un musicista capace di camminare sulle proprie gambe e la sensazione a fine concerto è stata quella di volerli rivedere subito,magari in un contesto lontano dalla "sfacchinata" della maratona "dieciorelivesottoilsole".
Luglio ha come evento clou la trasferta in terra friulana per l'unica data tricolore di Bon Jovi. Per l'occasione lo stadio di Udine vede il tutto esaurito ed i puristi possono storcere il naso finchè vogliono, ma il concerto del rocker americano vale tutto il prezzo del biglietto.Volete un pò di Rock and Roll Circus? Bene, tre ore di concerto (una buona parte sotto l'acqua), un palco eccezionale, effetti pirotecnici ed una lista di canzoni che, volenti o nolenti, ci hanno accompagnato negli ultimi 25 anni di ascolti musicali. In più se aggiungiamo una folla oceanica che crea il giusto feedback, direi che il cerchio si può tranquillamente chiudere.
Meno di una settimana dopo, mi trovo, praticamente sotto casa, la data del tour estivo di Davide Van de Sfroos. Seguo il cantante comasco sin dagli esordi ed ormai presenziare ad una delle sue serate è ormai un dovere morale, ma la curiosità era tanta,a lla luce del successo sanremese di Yanez. In effetti il pubblico è notevole, anche perchè questa sarà l'unica data in territorio comasco. Purtroppo non mi ha lasciato particolarmente soddisfatto: se dal punto di vista musicale Davide ha guadagnato in tecnica e professionalità, pecca un pò nel coinvolgimento, una delle sue principali doti in sede live. Anche qui due ore e mezza di concerto, ma che in parecchi momenti hanno stancato il sottoscritto che, avrebbe voluto qualche stacco più trascinante come ai vecchi tempi! da ricordare una cover di Riders on the Storm dei Doors, rifatta in dialetto lagheèè/misto inglese e dedicata ad Amy Winehouse, scomparsa proprio quella sera.
Se tradizionalmente Agosto, vede il chiuso per ferie quasi ovunque, da un pò di anni a questa parte non lo si può certo dire per concerti o attività live. E proprio Milano, tradizionalmente deserta verso Ferragosto, ha regalato diverse occasioni per gustare musica dal vivo. Si parte il primo di Agosto con gli Strung Out,storica band hardcore punk americana, che torna in Italia per una manciata di date. La tappa al Magnolia è un vero e proprio evento con un buon pubblico presente e di una performance di tutto rispetto. Da citare anche il gruppo spalla, gli Startoday, abruzzesi e autori di un ottima prova on stage. Da seguire!!!!
Al Carroponte di Sesto San Giovanni c'è l'evento clou del mese, con una due giorni, appena dopo Ferragosto davvero incandescente: NOFX e Flogging Molly.
La band di Fat Mike raduna 10000 persone circa e da vita ad uno spettacolare revival di quelle sonorità che fecero breccia nel cuore di molti a metà anni Novanta, a metà tra sfuriate hardcore e cazzeggio vero e proprio, una via di mezzo tra un concerto punk e del sano cabaret d'oltreoceano. d'altronde i NOFX sono sempre stati cosi, prendere o lasciare.
Meno affluenza, ma un concerto altrettanto memorabile quello degli irlandesi "a stelle e strisce" Flogging Molly: due ore piene dove i Nostri hanno pescato a piene mani dalla loro discografia ed ahnno dimostrato un energia incredibile, soprattutto grazie al loro leader Dave King, dalla grande voce ed a altrettanto grandi doti dialettiche, che ha preso per mano i presenti e li ha condotti idealmente nei peggiori pub di Dublino. Non dimentichiamo il gruppo spalla, gli Street Dogs, working class punk heroes che hanno dato vita anche loro ad un concerto onesto ed energico a metà tra Clash e Stiff Little Fingers!
Dopo una sbornia di musica come questa, l'autunno non offre grandi eventi a cui partecipare ed infatti riesco solamente a gustarmi dal vivo gli italiani Ministri , a mio avviso una delle migliori band in circolazione ed il piatto forte di metà ottobre: Sick of it All! La band newyorchese approda al Bloom di Mezzago per l'unica data italiana e metterà a ferro e fuoco il locale sotto i colpi violenti del buon vecchio hardcore. Una certezza, una delle poche rimaste ancora in attività, la band dei fratelli Koller si lascia andare ad un riassunto della loro carriera sfoderando il meglio della loro discografia mandando in delirio il pubblico accorso nel piccolo locale brianzolo!
Ed eccoci quindi all'epilogo di questo 2011,che devo dire mi ha decisamente soddisfatto dal punto di vista musicale, anche se ho il rammarico di non aver potuto assistere ad altri eventi (vedi i Black Crowes a Vigevano). Rimango in attesa degli eventi futuri per l'anno che verrà, anche se la ridda di nomi trapelati finora è davvero allettante...Springsteen, Rancid, Pearl Jam....a risentirci!
giovedì 8 dicembre 2011
The Magic of Youth The Mighty Mighty Bosstones (Rude Records 2011)
Giusto poche settimane fa mi imbattei in un intervista a Dicky Barret, cantante dei bostoniani Mighty Mighty Bosstones, dove gli si chiedeva appunto il perchè di un nuovo disco della sua band. La risposta fu un semplice "It's damn good!" e, dopo aver ascoltato The Magic of Youth non posso che dargli ragione.
Sicuramente lo skacore non ha più quel successo che ottenne negli anni Novanta, ma in mezzo a nuove leve o squallidi revival ecco tornare sotto le luci della ribalta i padrini indiscussi di questo genere, coloro che quasi trent'anni fa inventarono questo micidiale mix tra le ritmiche ska e le chitarre elettriche punk rock.
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma l'ottetto bostoniano non mostra il fianco e ci regala quasi quaranta minuti di ottima musica, veloce, energica e con un tiro che solo le grandi band possono avere e che spazza via come uno tsunami,la maggioranza di bands presenti sul mercato skacore(magari più veloci e frenetiche...ma la potenza è nulla se non si ha il controllo!).
Il disco si apre con The Daylights, giro di basso e via in un trionfo di fiati e ritmiche sincopate che vi faranno muovere i piedi fino a stramazzare al suolo. La successiva Like a Shotgun è più legata alla scena skabeat inglese ed in più di un occasione mi ha fatto venire in mente i Jam di Paul Weller, magari in un improbabile incrocio con gli Specials d'annata. Disappearing gira su toni più rock steady, una piccola tregua prima della bolgia che trascinera l'ascoltatore in danze sfrenate. Il pezzo da Novanta, a mio avviso, è They Will Need Music con i suoi cori potenti e trascinanti e quell'atmosfera vagamente "Dixieland", potrebbe trasformarsi nella loro "When the Saints go marching in". Il resto dell'album scorre via che è un piacere ed è davvero positivo sapere che nonostante i quasi trent'anni di carriera, i MMB abbiano ancora cosi tante cartucce da sparare.
Quindi procuratevi il loro ultimo album e date inizio alla festa!!!
www.bosstonesmusic.com
www.myspace.com/themightymightybosstones
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