Visualizzazione post con etichetta Back to 90's. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Back to 90's. Mostra tutti i post

domenica 21 febbraio 2016

Uncle Anesthesia Screaming Trees (Epic Records 1991)













Non è la prima volta che gli Screaming  Trees compaiono in questo Blog  , un piccolo e devoto omaggio ad una delle band tanto influenti quanto sottovalutate del panorama alternative degli Anni Novanta.
All'epoca la band di Washington era una delle tante promesse che agitavano il sottosuolo americano, una lunga gavetta che ha attraversato gli Eighties sotto la guida di Greg Ginn ( ex Black Flag) e della sua label indipendente SST, ma il salto di qualità, se cosi si può chiamare,  coincide con la firma di un contratto discografico con la Epic Records, attenta ai forti cambiamenti musicali di quei anni ed alla collaborazione con Chris Cornell, che prenderà la band sotto la sua ala protettrice e plasmerà il sound degli anni a venire, rendendolo più oscuro e crepuscolare, in linea con l'impennata grunge del momento, ma soprattutto, valorizzerà la voce calda ed intensa di Mark Lanegan più a suo agio con queste nuove sonorità cupe e malinconiche.
Uncle Anesthesia è il primo tassello della trilogia "grunge" degli Screaming Trees, anche se è davvero riduttivo affibiare loro questa etichetta per descrivere la loro musica. C'e ancora tanto garage, c'è psichedelia e un pizzico di hard rock: un suono ancora acerbo, sintomo di un evoluzione che ancora si deve compiere, ma che appare irreversibile.
Beyond The Horizon, Bed of Roses, la stessa titletrack ed Ocean of Confusion sono un fulgido esempio di chitarre graffianti,ma sempre melodiche, malinconiche e sognanti, con la calda ugola di Lanegan, allenata con anni di stravizi ed eccessi, che finalmente ha trovato il giusto suono in cui esaltarsi ed essere apprezzata in pieno.
La linearità è un altra caratteristica di questo album: non ci sono canzoni che si ergono sopra le altre, singoli  che ammazzano le classifiche ( ecco perchè divennero seconde linee al cospetto di Pearl Jam o Alice In Chains), ma è tutto il contesto che fila via bene ed ascolto dopo ascolto ognuno troverà il momento preferito su cui esaltarsi, che sia una strofa, un ritornello o semplicemente la linea melodica delle chitarre. Nello specifico ci sarebbe da citare comunque la cupezza di Alice Said, personaggio che compare anche nella visionaria copertina ed omaggiato dal Cappellaio Matto Lanegan in un caleidoscopio di ombre e scure tinteggiature che trovano il giusto sfogo in Disappearing, danza macabra con un tocco mariachi, dato dalle trombe in sottofondo.
In Time for Light invece gli Screaming Trees si ricordano che fino a poco tempo prima erano pur sempre una band del rooster di Greg Ginn e non lesinano a picchiare duro nel pezzo più incazzoso di tutto il disco.
La giusta consacrazione dovrà comunque ancora venire, tempo al tempo, ma Uncle Anesthesia rimane un ottimo disco di transizione dal garage indie della prima parte della carriera al grunge più adulto di Sweet Oblivion fino ad arrivare al crepuscolo polveroso di Dust, ottimi vestiti confezionati su misura per la voce meravigliosa di Mark Lanegan.

On a day so long ago, now no one can remember

There's a change this too will pass and vanish in the haze

This is moving too far under the skin of your sightOcean of confusion took me back to the end of the night


www.screamingtrees.net
Spotify-Uncle Anesthesia



domenica 5 aprile 2015

Social Distorsion Social Distorsion ( Epic Records 1990)













Tra le numerose bands che hanno caratterizzato la scena punk californiana degli Anni Ottanta, i Social Distorsion sono stati i più atipici, lontani dall'immediata violenza hardcore e più legati ad un sound più inglese e settantasettiano (Clash su tutti) ed al vecchio rock and roll dei Fifties.
Purtroppo  varie vicissitudini legate a line up poco stabili e ad una tossicodipendenza  sempre più acuta del leader Mike Ness ha minato non poco la prima parte della loro carriera, ma con l'arrivo degli Anni Novanta e con la conseguente caccia delle major per accappararsi la "next big thing" di turno, anche loro riescono ad avere un contratto con la Epic Records che darà alle stampe questo omonimo album.
Le vendite e la popolarità della band subiscono una forte impennata, complici pezzi molto radiofonici ed una maggiore accuratezza dei suoni che servono a limare le spigolosità degli esordi ed anche il songwriting di Mike Ness che diviene più maturo, soprattutto nelle canzoni trainanti, come l'autobiografica Story of My Life e Ball and Chain. 
Questi due pezzi, ormai imprescindibili nella setlist della band, sono un nuovo punto di partenza della band, una decisa sterzata verso territori country e rock and roll, per  i quali verrà coniato un termine, il "cowpunk" che verrà utilizzato per questo suono ibrido ma estremamente diretto ed affascinante.
In Story of My Life  Mike Ness sviscera la  prima parte della sua vita, tra disagio, rabbia adolescenziale ed una nostalgia di fondo che sarà il trademark delle sue composizioni

Good times come and good times go,
I only wish the good times would last a little longer.
I think about the good times we had
And why they had to end
So I sit at the edge of my bed
I strum my guitar and I sing an outlaw love song.
Thinkin' 'bout what you're doin' now
And when you're comin' back.

Invece Ball and Chain ha il forte sapore della riflessione,il pentimento per gli errori fatti in passato, le droghe, gli amori finiti ed il carcere. La sua è una ricerca di redenzione che lo farà diventare il meraviglioso antieroe e perdente che conosciamo ora.
Well I'll pass the bar on the way
To my dingy hotel room
I spent all my money
I've been drinkin' since half past noon
Well I'll wake there in the mornin'
Or maybe in the county jail
Times are hard getting harder
I'm born to lose and destined to fail
Un punto di riferimento è senza dubbio Johnny Cash, tante sono le similitudini tra loro e se nei dischi precedenti veniva spesso citato, ora viene anche coverizzato un suo pezzo, forse il più famoso, quella Ring of Fire che verrà avvolta da scariche elettriche ed urgenza punk rock!
Ma il resto del disco non può passare sottotono, anzi le iniziali So far Away e Let it Be Me, seppur con arrangiamenti decisamente migliori, hanno il mood dell'esordio Mommy's Little Monster: un sound inconfondibile che parte dai Clash e dalla rivoluzione del 1977.
Sick Boys è un inno alla strafottenza ed alla ribellione e guardando la foto sul retro del disco, mai titolo fu più azzeccato: quattro teppisti rockabilly che sfoggiano sguardi da duro e ostentano sicurezza.
L'immagine e il sound rockabilly fanno capolino in She's a Knockout, mentre il pezzo finale Drug Train è un torrido blues-punk, un ideale incontro tra gli Stones ed i Gun Club.
Per molti fans della prima ora questa decisa sterzata fu vista come un tradimento fatto e finito, per molti altri questo è il capolavoro assoluto della band( tanto che quest'anno verrà celebrato un tour commemorativo per i 25 anni dalla sua release). Per quel che mi riguarda questo disco è il punto d'inizio di una nuova fase della carriera dei Social Distorsion, uno snodo importante che lascia alle spalle un suono ancora acerbo e pone davanti una band che sta trovando la sua strada creandosi un sound nuovo, maturo che va ad affondare le sue radici nelle profondità del country e del rock and roll, elevando Mike Ness ad un songwriting sempre più profondo, personale ed affascinante. 


sabato 22 novembre 2014

Siamese Dream The Smashing Pumpkins (Hut Records/Virgin Records 1993)













E' proprio vero che spesso, dietro ad alcuni capolavori artistici, ci sono storie di disagi e sofferenza, probabilmente i fattori che fanno scaturire la creatività come valvola di sfogo e liberano tutto il genio e la fantasia che un talento può avere dentro di se.
Siamese Dream, pilastro della musica alternative degli Anni Novanta, ha avuto una gestazione travagliata,dovuta ai problemi personali dei singoli membri della band che gli ha dato la luce, gli Smashing Pumpkins destinati da qui in poi a diventare un vero e punto di riferimento negli anni a venire.
Ma partiamo con ordine, anche se usare questa parola è un pò paradossale con i Pumpkins, visto che il batterista Jimmy Chamberlin è nel pieno della sua dipendenza da eroina, la bassista D'Arcy e il chitarrista James Iha pongono fine alla loro relazione sentimentale, risultando così "separati in casa" all'interno della band, mentre il leader Billy Corgan è in una fase di depressione acuta con manie suicide e le sue bizze si trasformeranno in vere e proprie  paranoie portando il lavoro in studio a momenti di pura rabbia per voler il controllo totale dei suoni e delle composizioni.
In tutto questo caos Siamese Dreams esce nell'estate del 1993, con la produzione affidata al guru della consolle Butch Vig e sarà destinato a divenire un best seller ed a creare un suono unico ed inconfondibile.
Il sound degli Smashing Pumpkins attinge a piene mani dall'hard rock zeppeliniano, dalle sfuriate punk e dalla vena indie pop cosi cara ai Pixies; troviamo l'edonismo metal insieme alle dilatazioni psichedeliche dei Sixties, il tutto a creare un suono unico ed inconfondibile come la voce di Corgan, una timbrica che non pone mezzi termini: dolce e stridula allo stesso tempo o la si ama o la si odia.
Siamese Dreams si rivela cosi una fucina di singoli che scaleranno le playlist di quegli anni, come Today, con l'inconfondibile intro di chitarra ed il deflagrare di un suono pieno ma allo stesso tempo melodico.Verrà paragonata alla Lithium dei Nirvana, anche per via del testo in cui Corgan sfoga la sua depressione e le sue manie suicide.
Today is the greatest 
Day I've ever known 
Can't wait for tomorrow 
I might not have that long 
I'll tear my heart out 
Before I get out 
Pink ribbon scars 
That never forget 
I tried so hard 
To cleanse these regrets 
My angel wings 
Were bruised and restrained 
My belly stings 

L'iniziale Cherub Rock con il suo drumming martellante è un altro highlight di melodica disperazione, mentre Rocket è l'ennesimo grido liberatorio di Corgan, che nei suoi testi trova sempre di più sfogo dai suoi demoni interiori.
L'apice del suo dramma è in Disarm, ballata barocca cosi bella quanto toccante per via dell'argomento toccato, gli abusi subiti dal cantante da bambino e sin li sempre taciuti.
I used to be a little boy 
So old in my shoes 
And what I choose is my choice 
What's a boy supposed to do? 
The killer in me is the killer in you 
My love 
I send this smile over to you 
Disarm you with a smile 
And leave you like they left me here 
To wither in denial 
The bitterness of one who's left alone 
Ooh, the years burn 
Ooh, the years burn, burn, burn 

Quiet e Geek Usa sono il lato più violento e rumorista esposto dalla band, i riff quasi hardcore che vengono gettati con veemenza in pasto al pubblico, ma il capolavoro di questo disco è una canzone destinata a rimanere in secondo piano ed a non essere pubblicata come singolo. Si tratta di Mayonaise, malinconica poesia che sembra sempre sul punto di esplodere come un pianto liberatorio. In questo pezzo Billy Corgan mette in campo la sua raffinatezza ed i suoi sentimenti creando un vero e proprio gioiello che va a scavare a ritroso tra i suoi ricordi ed il suo passato.
Mother weep the years I'm missing 
All our time can't be given 
Back 
Shut my mouth and strike the demons 
That cursed you and your reasons 
Out of hand and out of season 
Out of love and out of feeling 
So bad 
When I can, I will 
Words defy the plans 
When I can, I will 

A chiudere due crepuscolari canzoni come Luna e Sweet Sweet, che con toni soffusi ci accomiatano da questo Siamese Dreams, disco epocale che, a torto, fu inserito nel calderone grunge di quegli anni, ma che fu un punto di partenza per una scena alternative e per il mastodontico capolavoro che fece conoscere gli Smashing Pumpkins al grande pubblico, il doppio Mellon Collie and The infinite Sadness.
Ma questa è un'altra storia.
Smashing Pumpkins Official Site
Facebook
Spotify

martedì 28 ottobre 2014

The Southern Harmony & Musical Companion The Black Crowes (Def American Recordings 1992)












Dove ci eravamo lasciati? con il debut album bestseller Shake Your Money Maker e con la strada spianata verso un crescente successo! Ecco questa è la via che tracciano i Black Crowes, band guidata dai litigiosissimi fratelli Robinson, che vedono le loro gesta catapultate sui palchi di tutto il mondo, pronti a sfidare il nascente astro del grunge con i suoi chitarroni pesanti e le camicie di flanella.
Della partita entra il chitarrista Marc Ford, che darà ancor più vigore alle nuove composizioni, che verranno pescate a piene mani, come potenziali singoli, per trascinare l'album nelle classifiche di vendita.
Le coordinate stilistiche son sempre le stesse: un buon hard rock venato di soul, ma con l'aggiunte di quel blues sporco e graffiante che ha reso immortali la coppia Richards & Jagger.
Ecco quindi l'opener Sting Me, ottimo "rock and soul"  impreziosito da cori femminili, per dare quell'aurea "southern" alla canzone. A ruota segue Remedy, primo singolo  che colpisce direttamente al cuore con il suo ritmo cadenzato dettato da un piano honky tonky e dal suo chorus sinuoso e sensuale grazie ai soliti controcori femminili messi li ad arte.
Ma nulla di questo album è scritto a tavolino per vendere, qui c'è una pura passione rock and roll, sanguigna e viscerale, sicuramente in contrasto coi tempi che furono, anacronistica ma dannatamente efficace perchè vuole colpire il centro nevralgico dei sentimenti dell'ascoltatore.
Sotto quindi con il sofferente blues di  Bad Luck Blue Eyes Goodbye, lento  e carico di dolore come solo chi patisce le pene d'amore può provare. Ed è sempre il blues la strada maestra da seguire come in Sometimes Salvation, dove lo spettro di Janis Joplin si materializza in tutta la sua urgenza di scaldare le corde vocali con l'ultimo sorso di Southern Comfort: qui Chris Robinson sembra davvero essere impossessato dal demone alcolico della Joplin, e la sua voce traccia la linea guida nella sua roca disperazione.
Thorn in My Pride è la ballata che fa tirare il fiato, notturna e rilassante, tra le sue percussioni, il calore di un Hammond, vitale come  il ritrovarsi attorno ad un falò in una notte d'inverno.
Hotel Illness è l'ennesimo singolo estratto all'epoca ed è devozione assoluta ai Rolling Stones ed alle highway americane, cosi come Black Moon Creeping e My Morning Song che omaggiano gli Zeppelin e il vibrante hard rock dei Seventies tra ottimi riff, assoli cesellati ad arte e la consapevolezza che senza i grandi del passato non si può andare avanti.
La chiusura è affidata ad una cover, pratica che spesso ha visto i Black Crowes impegnarsi a dare versione inedite di pezzi altrui. In questo caso tocca a Bob Marley, con la sua Time Will Tell, ripresa in chiave acustica e con un tocco soul che sa davvero stravolgere l'originale ma sa anche dargli una potente aurea "black" che fa chiudere il legame sacro con il cantante giamaicano.
Un altro grande capolavoro quindi di questa ottima band, che ha saputo scrivere grande musica senza svendersi alle leggi di un mercato, che, all'epoca, guardava da tutt'altra parte, ma che grazie alla grande passione ed alla sincera proposta dei fratelli Robinson, ha saputo ritagliarsi una parte importante nella storia del rock americano.
www.the blackcrowes.com
www.facebook.com/TheBlackCrowes
The Black Crowes – The Southern Harmony And Musical Companion

domenica 14 settembre 2014

Hai Paura del Buio Afterhours (Mescal Records/Universal 1997)












Con un disco come questo si potrebbe scrivere la parola CAPOLAVORO e chiudere ogni tipo di commenti, lasciando all'ascoltatore la voglia di togliersi la curiosità e scoprire il perchè di tale denominazione.
Ma sarebbe davvero riduttivo ed allora facciamo un salto temporale negli Anni Novanta, ultima decade davvero innovativa per la musica rock, soprattutto oltreoceano dove l'uragano grunge spazza via qualsiasi cosa e lascia segni indelebili anche nel nostro paese.
Le band cosiddette "alternative" iniziano a prendere piena consapevolezza di sè ed escono dalle cantine per affacciarsi nel mainstream, nascono case discografiche più o meno professionali e si organizzano tour sempre più estesi. Anche la stampa e i mass media iniziano ad aver un certo interesse verso questo nuovo mondo che si sta affacciando anche in Italia.
Nel 1997 esce Hai Paura del Buio ed è la summa dell'estro artistico creativo di Manuel Agnelli, cantante, chitarrista e leader della band milanese che più di ogni altra riuscirà nell'intento di imporsi al pubblico di ogni estrazione.
Nelle 19 tracce che compongono questo album troviamo un compendio di rock distorto ma allo stesso tempo melodico dove i nomi sacri di Pixies, Nirvana, Sonic Youth  vengono citati per descrivere il vortice sonoro che caratterizza l'intero lavoro: mai prima d'ora una band italiana era stata cosi vicina per sonorità, mentalità ed attitudine ai mostri sacri d'oltreoceano, complice anche un songwriting basato sulla tecnica del "cut up",ovvero il tagliuzzare frasi di senso compiuto e rimescolare le parole per poterne dare molteplici significati.
All'interno di HPDB ci sono sfumature e contrasti, a partire dalla copertina dove un innocente sorriso è sovrastato dall'inquietante domanda che da il titolo al disco, mentre l'apertura minimale di 1.9.9.6. è squarciata da una bestemmia, incipit di rabbia che prosegue nell' inno generazionale Male di Miele, la "Smells like Teen Spirits" della band, ottimo compendio di rock abrasivo e melodia, caratterizzato dalla voce urlata di Agnelli che non si risparmia nemmeno nella successiva Rapace, altra hit di rara bellezza ed intensa rabbia.
verrò come un rapace
a mutilare la pace
dentro nel tuo cuore, eppoi
se vuoi la mia reazione
e sia

I momenti più tranquilli arrivano con l' oscura e morbosa Pelle,ballad intensa che richiama nel titolo l'highlight del disco: Vorrei una Pelle Splendida, canzone che avvolge l'ascoltatore nelle sue spire e lo ammalia con le sue melodie e la seducente poesia venata di sarcasmo nel denunciare i cosiddetti "per bene", schiavi del benessere e della superficialità delle cose.
Stringimi madre ho molto peccato
ma la vita è un suicidio l'amore è un rogo
e voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida
Senza un finale che faccia male
con cuori sporchi e le mani lavate
A salvarmi, vieni a salvarmi, salvami, bacia il colpevole
se dice la verità

Le scariche adrenaliniche figlie del punk le troviamo in Dea ( Territorial Pissings "de noantri"!!) e in Lasciami Leccare l'Adrenalina, provocatoria scheggia che bilancia in maniera perfetta le chitarre piene e la melodia, con un testo dotato di sarcastica cattiveria.
Forse non è proprio legale sai
ma sei bella vestita di lividi
mi incoraggi a annullare i miei limiti
le tue lacrime in fondo ai miei brividi

Una menzione merita anche Sui Giovani D'oggi ci Scatarro Su, rabbiosa polemica sulle generazioni odierne, figlie del consumismo e completamente prive di ideali. E' curioso che a distanza di vent'anni certe parole siano ancora cosi attuali.
Calzino bianco va commuovi d'onestà
Tronato tecnologico votato martire
Cambia la permanente in dreadlocks che ti cambia il cuore
Giocati l'anfibietto in tinta ti fa far l'amore
Ridai i soldi al tuo papà
Ridai i soldi al tuo papà
Sui giovani d'oggi ci scatarro su
Sui giovani d'oggi ci scatarro
Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo
Sabato in barca a vela lunedì al leonkavallo
L'alternativo è il tuo papà
L'alternativa è il tuo papà
Sui giovani d'oggi ci scatarro su
Sui giovani d'oggi ci scatarro

La voglia di sperimentazione la troviamo in pezzi come Elymania,Senza Finestra e Punto G, che iniziano dove In Utero è stato forzatamente interrotto ( e si ancora loro...), ma anche nelle ballate pianistiche di Come Vorrei o Mi Trovo Nuovo affiora l'ennesima anima degli Afterhours, che mai come ora raggiunge un suono maturo ed adulto che va aldilà del pedissequo emulare i miti americani.
Come scrissi in un mio vecchio post sugli Afterhours, cosa sarebbe potuta divenire questa band se invece di nascere a Milano fosse stata di Seattle o Chicago. Purtroppo la loro italianità è stata un fattore limitante, ma c'è da dire che è una soddisfazione enorme avere nel nostro panorama e nella nostra piccola storia musicale una realtà come loro, spesso citati e lodati da bands come Afghan Whigs o personaggi carismatici come Mark Lanegan.
Un disco da riscoprire e sviscerare in ogni sua singola nota, l'opera grandiosa di un band che avrebbe meritato molto di più, ma che sicuramente si è tolta le sue soddisfazioni, grazie anche alla recente rimasterizzazione di Hai Paura del Buio con la comparsata di ospiti vari( Bennato, Greg Dulli,Mark Lanegan stesso,Giuliano Sangiorgi, Subsonica, Finardi e altri solo per citarne alcuni) su ogni traccia per rendere omaggio a questo pezzo di storia.
www.afterhours.it
Afterhours Facebook
Afterhours – Hai Paura Del Buio?

domenica 3 agosto 2014

Generator Bad Religion ( Epitaph Records 1992)












Gli Anni Novanta iniziano con una svolta epocale per i Bad Religion, ormai affermatisi come leader del movimento punk/hardcore californiano, grazie al filotto dei tre album precedenti che li ha fatti assurgere a ruolo di cult band.
Con Generator si assiste ad una svolta radicale nel songwriting della coppia Graffin-Gurewitz, rispettivamente voce e chitarra, che si dimostra sempre più proficua ed affiatata, tanto da scrivere alcuni tra i migliori pezzi di sempre.
Se il modus operandi della band, in precedenza, era quello di comporre brevi ma intense canzoni unendo l'immediatezza del punk/hardcore con la vena pop dei Ramones, ora viene affinata la tecnica, che porta a brani più complessi ed articolati, con assoli e cambi di tempo e cori e controcori sempre più presenti per rafforzare la componente melodica, sempre da considerarsi però in un ottica punk. Un discorso a parte meritano anche i testi, sempre un punto di forza della band, mai banali e scontati, ma che da questo album si rivelano ancora più profondi e lontani dai facili slogan di molte band dell'epoca, grazie anche alla forte impronta intellettuale di Greg Graffin, che proprio in quegli anni inizierà la sua carriera parallela come professore alla UCLA University di Los Angeles.
Si parte con la title track, forse il miglior pezzo mai scritto dai Bad Religion, veloce, diretta, in un continuo crescendo che raggiunge il suo climax nel chorus, che si stampa in testa fin dal primo ascolto.
Il testo è una sottile metafora sull'eterno conflitto che attanaglia l'uomo, diviso tra la razionalità della scienza e il dubbio che ci sia qualcuno o qualcosa al di sopra delle parti che muove il tutto...davvero argomenti lontani dal "I Don't Care" sempre ostentato dalle schiere punk di quegli anni.

Like a rock,Like a planet,Like a fucking atom bomb,I'll remain unperturbed by the joy and the madnessThat I encounter everywhere I turnI've seen it all beforeIn book and magazinesLike a twitch before dyingLike a pornographic seaThere's a flower behind the windowThere's an ugly laughing manLike a hummingbird in silenceLike the blood on the doorIt's the generatorOh yeah, oh yeah, like the blood on my doorWash me clean and I will runUntil I reach the shoreI've known it all alongLike the bone under my skinLike actors in a photographLike paper in the windThere's a hammer by the windowThere's a knife on the floorLike turbines in darknessLike the blood on my doorIt's the generator

Non dimentichiamo che l'anno prima gli USA entrarono in conflitto con l'Iraq nella prima Guerra del Golfo e di conseguenza molti musicisti si schierarono apertamente contro la politica di Bush Sr. Anche i Bad Religion non si tirano indietro ed in pezzi come Heaven is Falling o Two Babies in the Dark affrontano l'argomento bellico. Se la prima attacca Bush senza mezzi termini
As I walk beneath the valley
I shall fear no evil
For thanks to King George and his rainbow cabinet
Today murder is legal
God I know that it's wrong
To kill my brother for what he hasn't done

la seconda è una toccante storia di una giovane madre che cerca di rassicurare la sua prole spaventata dall assenza del padre impegnato nel conflitto a migliaia di chilometri da casa.
So don't be scared tonight
Because Raggedy ann is in the closet picking posies
Two babies in the dark
Like diamonds in the sand

While pap's far away making children's stories
The little one's inside
So afraid to be alone
She's trying to brave until the daddy comes home

Il primo singolo estratto(e dal quale fu girato un video) fu Atomic Garden, altra missiva antimilitarista che si scaglia in particolare contro i due poli artefici della Guerra Fredda, Usa e Urss, vero spauracchio per le giovani generazioni di quegli anni.
Il resto dell'album non è da meno e ci troviamo dinnanzi a pezzi destinati a diventare dei classici nei setlist della band, come No Direction (un invettiva contro i teenager schiavi di moda e falsi miti dettati dalla TV e dalla nascente emittente di MTV) o The Answer, a mio avviso il miglior pezzo del disco, secondo solo alla titletrack.
Una song molto lontana dai canoni punk, più legata al rock tradizionale, ma non per questo meno carica di significati e passione: Graffin supera se stesso in fase di songwriting, elaborando le sue teorie agnostiche nell' eterno conflitto tra scienza e religione, nella ricerca personale ed intima dell'esistenza di una risposta ai mille quesiti che da sempre attanagliano l'esistenza umana.

Long ago in a dusty villageFull of hunger, pain and strifeA man came forth with a vision of truthAnd the way to a better lifeHe was convinced he had the answerAnd he compelled people to follow alongBut the hunger never vanishedAnd the man was banished
And the village dried up and diedAt a time when wise men peeredThrough glass tubes toward the skyThe heavens changed in predictable waysAnd one man was able to find
That he had thought he found the answerAnd he was quick to write his revelationBut as they were scrutinized
In his colleagues eyesHe soon became a mockeryDon't tell me the answerI've got ideas tooBut if you've got enough naiveteAnd you've got convictionThen the answer is perfect for you
An urban sprawl sits choking on its dischargeOverwhelmed by industrySearching for a modern day savior from another placeInclined toward charityEveryone's begging for an answerWithout regard to validityThe searching never endsIt goes on and on for eternity

Con Generator i Bad Religion faranno il salto di qualità, nonostante molti fan della prima ora storceranno il naso per l'eccessiva commercializzazione della loro musica(firmeranno l'anno successivo per la Sony), accusandoli di aver snaturato il loro sound veloce ed immediato. A mio avviso questo è stato il primo passo verso una evoluzione che li ha portati ad essere i portabandiera del movimento punk rock che nella seconda meta degli Anni Novanta ha invaso classifiche e soprattutto ha cambiato la vita a migliaia di teenager di tutto il mondo insieme a Green Day, Offspring , NOFXe Rancid.



lunedì 17 febbraio 2014

Troublegum Therapy? (A & M Records 1994)












Anno 1994..escono in pochi giorni due album destinati a far parlare di se ma ad intraprendere due strade diverse. Sto parlando di Dookie dei Green Day, che venderà milioni di copie e questo Troublegum degli irlandesi Therapy? (rigorosamente col punto di domanda!), incensato dalla critica ma destinato ad essere un piccolo capolavoro destinato a pochi.
Se i californiani propongono una serie di canzoni irresisitibili e catchy destinate ad essere canticchiate dalla MTV Generation, il trio di Belfast sceglie di picchiare duro, seppur costruendo canzoni che entrano nella testa a spallate dopo pochi ascolti.
I Therapy? sono in giro già da qualche anno ed hanno realizzato un paio di album in bilico tra metal,hardcore ed industrial, riuscendo a crearsi il loro giro di affezionati tra fans e critica. La svolta avviene con la firma per la label A & M che rilascia quello che dovrebbe essere il loro salto di qualità, ovvero Troublegum.
Ed il primo singolo Nowhere è davvero portentoso, una scarica di adrenalina punk rock con un chorus impossibile da dimenticare, un anticipazione del prossimo biennio dove lo skate punk californiano regnerà incontrastato.
Ma Nowhere non è il classico specchietto per le allodole, l'intero album contiene pezzi da heavy rotation come Screamager o Die Laughing, da cui verranno estratti altrettanti video.
Ma quindi come mai Troublegum non ha avuto il successo meritato? Molto probabilmente perchè in questo album si respira davvero il disagio ed il malessere di questi tre irlandesi, cosi lontani dalle noie adolescenziali di Green Day ed Offspring, ma capaci di mettere in musica con veemente e nero sarcasmo tutte le loro frustrazioni e problematiche personali.
L'iniziale Knives è una scheggia punk/hardcore fatta da riff di chitarra taglienti come bisturi e da urla lancinanti che si chiude con il mantra allucinato di "I Wanna Crawl Up Inside You and Die" che si ripete in maniera ossessiva.
Di Screamager ne abbiam parlato per il suo appeal commerciale, anche se il suo testo è un inno all'alienazione più pura.
Le influenze dei Therapy? vanno ricercate nel punk/hardcore più puro, quello di Husker Du o Melvins per esempio,cosi come il post punk e la new wave, complice anche la versione di Isolation dei Joy Division resa cromata da un muro di chitarre impenetrabile.
L'oscurità è sempre ben presente nel mondo dei Therapy?, anche se stemperata da alcune melodie che però vanno a completare il quadro allucinato che la band vuole realizzare. Muri di chitarre ( tra cui anche la comparsata di Page Hamilton degli Helmet, altra cult band Anni Novanta) ed una batteria secca e marziale fanno da ossatura alle songs proposte in questo Troublegum, dove vengono citati il serial killer Jeffrey Dahmer
Here comes a girl with perfect teeth
I bet she won't be smiling at me
I know how Jeffry Dahmer feels
(Lonely, lonely)


e Gesù Cristo
Reveal yourself to me like cheap pornography
Picking at my guilt with promises of hell

(Christ) sin (revealed), it's all that you know
(Christ) sin (revealed), it's all that you know
(Christ) sin (revealed), it's all that you know
(Christ) sin (revealed), it's all that you know

Glad my mirror's broken, my image is a burden
I want to lose myself in the coming of the Lord


In Femtex si esalta la masturbazione compulsiva come valvola di sfogo per non impazzire completamente, disegnando cosi un quadro cupo e disperato.
Dopo la pubblicazione di questo album, i Therapy? ebbero il loro momento di gloria, che si esaurì nel giro di un paio di album, ma nonostante ciò la band irlandese continua a pubblicare dischi e macinare tour, proponendo sempre live set infuocati e canzoni intelligenti, sempre rimananendo fedele alla loro etica underground.
Da (ri)scoprire!
Therapy? Official Site
Therapy? – Troublegum

lunedì 25 novembre 2013

Generation Terrorists Manic Street Preachers (Columbia Records 1992)












Rock n roll is our epiphany
Culture, alienation, boredom and despair

molto probabilmente queste righe possono riassumere appieno il pensiero ed il fascino di questo album, il debutto per i Manic Street Preachers, destinati a diventare una delle più longeve band di culto del rock and roll.
Ma partiamo dall'inizio, ovvero i primi Anni Novanta, quelli sconvolti dalle trasgressioni e dalle vendite milionarie dei Guns'n'Roses, ovvero la più famosa rock band del pianeta.
Ed è proprio nella vecchia Europa che si cerca la risposta ad Axl e soci ed ecco che l'Inghilterra pesca fuori questa band proveniente dalle zone più depresse del Galles, terra di minatori e rivolte sociali.
I MSP si presentano al debutto in pompa magna, grazie alle lusinghiere recensioni della stampa britannica pronta a trovare la "next big thing" da sbattere in faccia ai cugini d'oltreoceano ed il loro Generation Terrorists fa davvero ben sperare carico di energia, irruenza punk ed un immaginario di meravigliosi perdenti che costella tutto il lavoro, a partire dalla cover, semplice ma efficace (il crocifisso ed il tatuaggio con la rosa sono una provocazione ai Guns bella e buona!) fino ai titoli delle canzoni come la finale Condemned to Rock and Roll, pretenziosa ma quantomai veritiera dichiarazione d'intenti.
Ma aldilà di questa facile retorica, il debutto dei Preachers è davvero un capolavoro o perlomeno è molto vicino ad essere tale, vista la notevole caratura dei pezzi e i testi carichi di un forte messaggio sociale, scritti dal cantante James Dean Bradfield, intellettuale ed attivista con il mito del rock and roll ben radicato nel cuore.
Il raggio d'azione dei MSP parte dal punk impegnato dei Clash fino ad arrivare all'hard rock classico fatto di assoli e riff quadrati, senza dimenticare il pop intelligente e mai fine a se stesso.
L'opener Slash 'n' Burn è dinamite, una via di mezzo tra Welcome to the Jungle e White Riot, cosi come lo è l'altro singolo You Love Us, forse i pezzi più diretti dell'album, cazzotti nello stomaco che ti lasciano senza fiato.
Nonostante la grande tecnica profusa, l'elemento punk è sempre ben presente, soprattutto nel chitarrista Richey James, un novello Stiv Bators pronto a lacerarsi un braccio davanti a giornalisti che lo accusavano di essere un poseur, per poi sparire nel nulla qualche anno dopo senza lasciar traccia ( è stato dichiarato morto nel 2003 senza che nessuno abbia mai trovato il suo cadavere...).
Se i Guns hanno in Sweet Child O' Mine il loro pezzo da Novanta, i Nostri rispondono con Motorcycle Emptiness, spettacolare gioiello pop-rock intriso di atmosfere malinconiche e decadenti con un testo impregnato di alienazione e distaccamento.
Life lies a slow suicide
Orthodox dreams and symbolic myths
From feudal serf to spender
This wonderful world of purchase power
Just like lungs sucking on air
Survivals natural as sorrow, sorrow, sorrow
Under neon loneliness motorcycle emptiness

In Little Baby Nothing compare il duetto con l' ex pornostar di Hollywood Traci Lord, nella denuncia contro la mercificazione del corpo femminile, un altro capolavoro pop-rock che eccelle in questo disco.
My mind is dead, everybody loves me
Wants a slice of me
Hopelessly passive and compatible
Need to belong, oh the roads are scarey
So hold me in your arms
I wanna be your only possession
Used, used, used by men
Used, used, used by men

Ma allora viste le sperticate lodi come mai questo album non ha lanciato i MSP al top delle classifiche mondiali, regalando loro fama e successo?
Molto probabilmente il grande pubblico preferisce le grandi distrazioni e gli eccessi "sex, drugs and rock and roll" piuttosto che gli intellettualismi, le citazioni colte e le denunce sociali della band gallese: una strofa del tipo
Economic forecast soothe our dereliction
Words of euthanasia, apathy of sick routine
Carried away with useless advertising dreams
Blinding children, life as autonotomes

fa fatica ad entrare in testa ad un pubblico sempre più distratto dalle luci e pailettes del music stardom, anche se le rivelazioni di Bradfield si sono rivelate poi veritiere, ma si sa come è il detto, "nemo propheta in patria"
Inoltre l'eccessiva lunghezza dell'album (oltre settanta minuti) lo rende dispersivo e  decisamente impegnativo nell'arrivare fino in fondo, nonostante l'ottima fattura dei pezzi.
Ad ogni modo i MSP la loro rivincita se la son presa grazie ad una carriera ventennale ed a diversi album sempre su gran livelli, nonostante la progressiva perdita di quella carica ed immediatezza "punk" in favore di sonorità più pompose ed orchestrali.
Ma la bellezza di questo Generation Terrorists fa ancora brillare gli occhi di tutti quegli animi "borderline" che si sono persi  nei testi e nelle musiche di Bradfield-Nicky Wire-Richey James-Sean Moore.
No innocent exit when hope dies
And claustrophobia buys my mind
I ran to breathe contagious lies
No reasons for just living life
Ripcord opens but my soul is cold
With you I never felt more alone
Skin never sweating dignity
Kept my line beneath ecstasy....Condemned to rock and roll!!!


http://www.manicstreetpreachers.com/
spotify:album:5XV63qDoIC1z2Tb0EIMVua



domenica 20 ottobre 2013

Heartwork Carcass (Earache Records 1994)












Nell'Inghilterra di fine anni Ottanta si sviluppa un movimento di musica estrema che fa capo ad una label discografica destinata a divenire di culto negli anni a seguire: la Earache Records.
Il "Mal d'Orecchie" si espande anno dopo anno facendo conoscere band intransigenti che fanno dell'estremismo sonoro il loro manifesto musicale.
Sto parlando, tra i tanti nomi, di Napalm Death, Cathedral, Bolt Thrower e anche i Carcass.
Il quartetto proviene da Liverpool e si distingue, nei suoi primi album, per un suono marcio e saturo, riconducibile al filone "grind core", con testi che sembrano presi da un quaderno di appunti di un patologo criminale tanto i riferimenti all'anatomia umana sono dettagliati, cosi come lo sono dissezionamenti e mutilazioni.
Ma la svolta della loro carriera avviene con l'uscita di Heartwork, nel 1993, un album diverso e maturo che lascia tante aperture melodiche al loro sound e li farà conoscere al di fuori della cerchia dell'underground estremo.
L'innesto di un nuovo chitarrista nella line up, ovvero lo svedese Michael Ammott, è il principale motivo di questo cambiamento. Il suo modo di suonare si avvicina molto al metal classico ed anche gli assoli ora sono ben strutturati con un ottimo taglio melodico, lontano anni luce dalle sfuriate dei lavori precedenti.
Per il resto, complice anche una produzione eccezionale, l'album suona compatto e monolitico con una gamma di riff da spaccare il collo.
La titletrack sta ai Carcass come Master of Puppets sta ai Metallica: è il loro capolavoro, la canzone da lasciare ai posteri come eredità da tramandare: il ritmo ossessivo dettato da quella macchina macina riff di Bill Steer, la voce gutturale di Jeff Walker che distorce le parole dei testi, gli assoli di chitarra che si rincorrono lungo i quattro minuti di durata e un appeal che potrebbe essere anche commerciale( per quanto possano essere commerciali i Carcass), ma è davvero difficile resistergli.
Anche i testi di questo album si discostano dalle tematiche dei dischi precedenti: vengono trattati temi come la guerra, il lavoro e la politica ( non dimentichiamo che i ragazzi provengono da Liverpool, città portuale che in quegli anni ha vissuto una crisi economica non indifferente), ma anche argomenti più intimi e personali come l'amore e la ricerca interiore.
L'opener Buried Dreams (andate ad ascoltare che assolo ci mette dentro Michael Ammott!!) è una dichiarazione di guerra che si apre con il grido
                      Welcome to a World of Hate,a Life of Buried Dreams
un grido di mera frustrazione dove è la disperazione a farla da padrone

When aspirations are squashed
When life's chances are lost
When all hope is gone
When expectations are quashed
When self esteem is lost
When ambition is mourned

All you need is hate 

La successiva Carnal Forge, forse la più vicina al passato dei Carcass, soprattutto per il lessico molto gore oriented si schiera contro la guerra, contro la carneficina di corpi mandati al mattatoio dei campi di battaglia ed è un altro highlight di questo album.
Il songwriting è sempre caratterizzato da una sorta di humour nero, basti pensare alla traccia Arbeit Macht Fleish ( la scritta che campeggiava sul cancello di Auschwitz), la loro personale visione sulla alienazione data dal lavoro in fabbrica, dove se ne esce consumati e svuotati nell'animo.

Up to the hilt, depredated

Raw materialism
To stoke the furnaces
Toiling, rotting
Life slowly slips away
Consumed, inhumed
In this mechanized corruption line
By mincing machinery industrialised - pulped and pulverised
Enslaved to the grind

No Love Lost e la stessa Heartwork hanno tematiche più personali, come l'amore e le relazioni interpersonali, segno di un ulteriore maturità della band stessa che va di pari passo alla svolta melodica di questo album che non conosce momenti di calo e raggiunge la perfezione quasi assoluta.
Con gli anni questa pietra miliare diverrà il simbolo di un nuovo movimento all' interno della comunità metal, soprattutto in Europa, visto che verrà preso ad esempio come capostipite della scena death melodica che si svilupperà in Scandinavia e vedrà protagonisti At The Gates, Dark Tranquillity ed In Flames.
Per quel che riguarda la carriera dei Carcass, purtroppo non riuscirono a dare un degno seguito ad Heartwork, rilasciando un disco scialbo ma dal titolo profetico come SwanSong, forse distratti dai troppi progetti paralleli dei singoli membri della band, cosa che portò allo scioglimento della band stessa e la conseguente, in tempi recenti reunion richiesta a furor di popolo.

A canvas to paint, to degenerate
Dark reflections - degeneration
A canvas to paint, to denigrate
Dark reflections, of dark foul light