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giovedì 9 ottobre 2014

Get Hurt The Gaslight Anthem (Island Records 2014)













Ho sempre considerato Brian Fallon  un songwriter eccezionale, capace di scrivere ottime canzoni ed altrettanti testi, di scavare nel profondo dell'animo e di avere quella capacità di narrare il passato con una romantica nostalgia, davvero inusuale per un ragazzo che, in fin dei conti, ha superato da poco la trentina.
Evidentemente la sua carriera musicale ha avuto un impatto notevole nel suo animo, ed anche le ultime vicende personali ( ha recentemente affrontato il divorzio dalla moglie, compagna di vita da oltre un decennio) hanno segnato notevolmente le sue composizioni, dolorosamente afflitte  da un fardello che il cantante ha voluto sfogare in questo album.
Devo essere sincero, non avevo grandi aspettative per questo quinto album in studio della band americana, dato che i primi ascolti non mi avevano entusiasmato e anche questo cambio di sound, più rock oriented rispetto alle precedenti produzioni mi avevano trasmesso l'immagine di una band stanca e "ingrassata" dai contratti con una major.
Niente di più sbagliato, perchè grattando sotto la superficie e lasciando da parte gli ascolti facili di Spotify, rimane un disco ben più profondo di quel che vuole sembrare, con ottimi testi ed anche una certa ricercatezza di suoni, tornati su un mood più ruvido rispetto alla produzione di Brendan O'Brien sul precedente Handwritten.
Certo l'attacco di Stay Vicious, cosi pesantemente distorto mi aveva lasciato di stucco, ma poi l'incedere del pezzo si stempera e lascia il campo ad un ottima rock song, in quello stile che ha reso famosi i Gaslight Anthem, perennemente in bilico tra i Social Distorsion e Bruce Springsteen, senza dimenticare eroi alternative come Pearl Jam o Afghan Whigs.
Proprio la band di Greg Dulli sembra essere omaggiata in Stray Paper, grazie a delle ottime armonizzazioni e un intensa prova di Fallon, sempre più leader del combo.
Come dicevo prima, i travagli sentimentali del cantante sembrano essere la chiave di volta di questo album, quindi le  atmosfere cupe e soffuse della titletrack o di Underneath the Ground sono una delle sfaccettature che ritroviamo all'interno di questi quaranta minuti, ma non si preoccupino i fans di vecchia data, perchè in Rollin' and Tumbling i Jersey Boys non si tirano indietro regalandoci il loro primo singolo carico di rabbia e disperata poesia.
So should I take everything, all your temporary medicines?
Should I take your reds, your blues, and your cocaine?
Should I take something to try on the weekend?
Should I take anything... or did you mean everything?
When I hit the wall, wrecked from it all
You put flowers down on the cold ground
And cry me a river
And assure me I'm crazy
While you question the answers
And then you lean on my best friends
Until you find better weather
And you take a vacation
I heard you got all my letters
Signed "The Great Depression"
Baby rollin' and tumblin'
Anche Helter Skeleton è un ritorno agli esordi ed alle sonorità di quel piccolo gioiello che fu The 59 Sounds, ma per il sottoscritto il meglio deve ancora venire, con delle gemme nascoste come Selected Poems, ricca di sfumature, melodie, un assolo fantastico come ciliegina sulla torta e dei testi che scavano nel profondo.
And all I seemed to find is that everything has chains.
And all this life just feels like a series of dreams.
Selected poems and lovers I can't begin to name.
And all in all I find that nothing stays the same.
E continua a scavare anche la ballata acustica Break Your Heart, grondante di dolore e figlia di un cuore spezzato, in cui Fallon mette davvero a nudo i suoi sentimenti.
And oh, my my, it would break your heart,
If you knew how I loved you, if I showed you my scars,
If I played you my favorite song lying here in the dark.
Oh my my, it would break your heart.
Il finale è affidato a Dark Places, inno rock and roll che avrebbe la benedizione di Springsteen e Joe Strummer, in cui si legittima la consapevolezza di una relazione sentimentale conclusa e dove la tristezza lascia posto ad un amaro addio.
All of the things that I tried to explain,
How something inside of me started to break.
We were living proof, one by one we drifted away…
Drifted away…
One by one and day by day,
I became the dark in the places where you live.
Cosa rimane di questo Get Hurt? Rimane una grande prova dei Gaslight Anthem, rimane un disco che deluderà molti, farà parlare di sè, ma regalerà emozioni a chi si sforzerà  a capirlo. I TGA sono cambiati, sono maturati, ma non hanno perso quella attitudine romantica e nostalgica, tipica di chi sogna rock and roll giorno e notte, d'altronde è lo stesso Fallon a dire "I still love rock and roll, and still call somebody baby" proprio ad inizio disco, tanto per ribadire la sua devozione alla causa.
No i Gaslight Anthem non ci hanno lasciato!

venerdì 8 febbraio 2013

Signed and Sealed in Blood Dropkick Murphys (Born & Bred Records 2013)












Avevamo lasciato i Dropkick Murphys con la loro ultima fatica, quel Going Out in Style che ha permesso loro di raggiungere il Top 10 della classifica di dischi più venduti negli States e di dividere il palco con Bruce Springsteen, nella sua data a Boston,città natale della band. Certamente lo sforzo compositivo per concepire  quel disco è stato enorme ma, a distanza di due anni, ecco la loro ultima fatica intitolata Signed and Sealed in Blood, anticipato dal singolo Rose Tattoo, che mi ha fatto ben sperare, vista la qualità del brano.
Sonorità vicine al folk scanzonato ed alcolico dei Pogues, un ritornello accattivante e ripetuto all'infinito come un mantra e una dedica/ringraziamento a tutti i fan più fedeli, quelli disposti a tatuarsi il logo della band, proprio come vecchi pirati che scrivono la propria vita sulla pelle.

This one means the most to me
Stays here for eternity
A ship that always stays the course
An anchor for my every choice
A rose that shines down from above
I signed and sealed these words in blood
I heard them once, sung in a song
It played again and we sang along

You’ll always be there with me
Even if you’re gone
You’ll always have my love
Our memory will live on

Sicuramente questo brano diverrà un cavallo di battaglia della band, come l'iniziale The Boys are Back, agguerrita street punk song infarcita da cori da stadio, ideale per cominciare la battaglia sotto il palco.
Ma il resto dell'album? purtroppo mi duole dirlo, ma suona scontato e fiacco, una serie di brani filler che non hanno la caratura del passato. Sia chiaro che non è una stroncatura, perchè la carica della band è sempre presente, ma per fare un esempio diretto, The Prisoner's Song  ricalca il solco di I'm Shipping Up to Boston, bella e danzereccia ma già sentita.
Burn e The Battles Rages On sono tra i pezzi più tirati e scivolano via come la prima pinta di Guinness della sera, mentre la parte più folk è per Jimmy Collins Wake, dedicata ad una stella del baseball statunitense, autentica passione per i Murphys ( che per chi non lo sapese sono tifosi dei Red Sox).
I momenti lenti sono per la "Christmas song"  The Season Upon Us che celebra il rito delle festività in Irish Style (spassoso il video  http://www.youtube.com/watch?v=qTx-sdR6Yzk&noredirect=1) e per la finale End of the Night che, anche qui fa l'eco alla leggendaria Kiss me I'm Shit Faced senza però riuscire ad eguagliarla.

Solitamente in questo spazio scrivo dei dischi che mi piacciono e che mi emozionano, ma come mi è capitato per l'ultimo dei Gaslight Anthem, mi trovo a parlare di lavori buoni ma che non lasceranno il segno, capitoli singoli a parte.
Per quel che riguarda i DKM  ci hanno abituato a lavori eccezionali, alternati a dischi più interlocutori e quindi, alla luce dei fatti, aspetterò con fervore la loro prossima pubblicazione!
http://www.dropkickmurphys.com/
http://www.myspace.com/dropkickmurphys
https://www.facebook.com/DropkickMurphys
spotify:album:1FTaZvL4F3DcYsvAmNbysn



martedì 4 settembre 2012

Handwritten The Gaslight Anthem (Mercury Records 2012)












E fu cosi che anche le "ex next big things" della scena rock attuale firmarono un contratto con una major, spiccando cosi il volo verso una maggiore esposizione mediatica ed un ampio (e giusto) riconoscimento anche da chi non ha mai bazziccato nel marasma underground.
Ma questo salto di qualità cosa significa? Suoni MTV-friendly, video con lustrini, donnine e pailettes e tour su palchi che sembrano astronavi? A guardare bene direi proprio di no, anzi, i ragazzi del New Jersey sembrano non aver cambiato di una virgola il loro approccio, mai sopra le righe, al music business, ma soprattutto anche la loro proposta musicale è rimasta coerente con quanto hanno fatto finora.
Ma quindi che futuro avrà questo Handwritten? A dire il vero molto nebuloso, visto che nonostante la buona fattura di gran parte dei brani presenti, manca un pò di quella mordace aggressività che aveva contraddistinto i precedenti lavori. Certo la produzione di Brendan O Brian ha smussato parecchi angoli e ha lavorato di fino su tanti arrangiamenti, ma il punto è che in tutto il minutaggio del disco manca quella scarica di energia e sudore che permeava quel capolavoro di 59 Sounds, l'esordio Sink or Swim ed in gran parte di American Slang
Certamente non è una bocciatura, anzi, come vedremo più avanti c'è tanta carne al fuoco, ma l' impressione è che i TGA siano andati un pò col freno tirato, forse con l'intento di creare un album più cerebrale che sanguigno.
L'inizio però lascia ben sperare con la doppietta 45 e la titletrack Handwritten, due belle fast song, ben articolate con il solito buongusto nelle melodie sia vocali che chitarristiche. Il loro flavour si perde in quella nostalgia dei tempi andati tipica delle composizini di Brian Fallon, il tipico bravo ragazzo della porta accanto, che a dispetto del suo corpo coperto di tatuaggi, si commuove ancora per il rumore della puntina su un vecchio vinile, un buon libro e gli occhioni dolci della sua Mary Jane di turno.
Ma in questo album il songwriting si fa più profondo ed introspettivo,non si rincorre più il fantasma giovanile di Springsteen, ma si cerca di grattare sotto la superficie delle cose: evidentemente l'esperienza degli Horrible Crowes ha lasciato il segno. E' il caso di Too Much Blood, una sofferente dichiarazione di tormento interiore.
What can I keep for myself if I tell you my hell?
What would be left to take to my grave?
And what's left for you, my lover to save?
What's left for only you to take?
If I put too much blood on the page
If I put too much blood on the page
And if I just tell the truth are there only lies left for you
If I put too much love on the page? 

Ad ogni modo i rimandi ai "good old times" ci sono sempre, come nel caso di Mae, un bel salto nel passato che ci riporta agli esordi di Sink or Swim
 Stay the same, don't ever change
Cause I'd miss your ways
With your Bette Davis eyes
And your mama's party dress

While this city pumps it's aching heart

For one more drop of blood,
We work our fingers down to dust
And we wait for kingdom come
With the radio on

I wanna see you tonight

Would you come for a drive?
You can lean into me
If you ain't been in love for a while

I was born beside a river

That flows to a raging sea
That will one day serve to quell
Or one day be the death of me


La maggior parte delle composizioni stazionano su midtempos e si denota un netto miglioramento nelle parti di chitarra con l'inserimento di numerosi assoli, segno che l'esperienza ed un intensa attività live ha portato i suoi frutti, magari a scapito di quell'immediatezza che aveva contraddistinto le precedenti uscite.
Il finale è affidato all'acustica e springsteeniana (si sempre lui, il padrino della band) National Anthem che chiude in maniera soffusa e raffinata questo album.
In conclusione chi, come me, ha amato questa band fin dagli esordi continuerà a seguire il loro cammino artistico trovando sempre emozioni nei solchi dei loro vinili ( e si...sono retrò e vintage anche io come Brian Fallon), ma dubito che questo Handwritten lascerà il segno come quel piccolo capolavoro di 59 Sounds. Probabilmente un giorno i Gaslight Anthem,dopo aver vagato per le costellazioni delle rockstar, torneranno ancora nel loro piccolo per poter esprimersi senza freni e costrizioni..io per adesso rimetto su per l'ennesima volta  45...." Hey hey, turn the record over...Hey hey, and I'll see you on the flip side....
www.thegaslightanthem.com 
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www.facebook.com/thegaslightanthem 

giovedì 16 agosto 2012

Live in Dublin Bruce Springsteen with the Sessions Band(Columbia records 2007)












Parlare di Bruce Springsteen è sempre ardua impresa: si di lui si è scritto di tutto e di più, ci sono schiere di fans incalliti che hanno sondato tutto lo scibile dell'universo springsteeniano analizzando ogni singola nota e sfumatura di ogni sua canzone, ma soprattutto parlare di un suo live album può sembrare controproducente visto che, difficilmente la registrazione di un suo concerto può raggiungere l'emozione di stare sotto il palco durante un suo show.
Inoltre, e qui metto subito le mani avanti, non sono un fan incallito, ma seguo le vicissitudini musicali del Boss solo da pochi anni, anche io folgorato sulla via di Damasco dopo averlo visto dal vivo a Torino nel 2009.
Ma tra i pezzi della sua discografia, che ho piano piano recuperato, ha un posto particolare questo Live in Dublin, testimonianza dal vivo di una serie di date che il Boss fece nella capitale irlandese, culmine di un tour che lo vide accantonare la fidata E Street Band, per circondarsi da musicisti nuovi e prtare sul palco un repertorio totalmente diverso dal suo solito, ovvero vecchi pezzi tradizionali e del songbook americano, insieme ad alcune sue composizioni tutte rivisitate in chiave folk, americana e soul.
Personalmente mi ha stupito sentire Springsteen sotto quest'ottica ma l'ho apprezzato subito per il feeling e l'energia che è riuscito a ricreare in quelle serate: versioni magistralmente stravolte e riarrangiate da musicisti fenomenali con al centro il Boss come gran cerimoniere alla perenne ricerca delle radici della tradizone americana ( che a sua volta affonda le sue origini in Irlanda, terra di emigranti, che ha dato molto alla crescita culturale degli States: Springsteen stesso ha origini irlandesi e qui il cerchio si chiude).
Si parte con Atlantic City e via via ci si addentra in una scaletta ricca di riferimenti e citazioni come il country di Jesse James o il soul di Oh Mary Don't You Weep, una versione dilatata di When the saints Go Marching in fino al tributo personale di Springsteen alla sua terra con American Land.
Questo doppio album alle mie orecchie suona come qualcosa di magico che riesce ad arrivare fino ai recessi più profondi dell'animo e sinceramente è la dimensione che più apprezzo dello Springsteen ultimo periodo, cosi lontano dai rock anthem da arene stracolme, ma desideroso e convinto di riportare la musica ad una dimensione più intima,diretta calda ed emozionale che abbraccia a 360° un immaginario musicale che parte dai Pogues e va ai Blues Brothers passando da Hank Williams e Woody Guthrie!
P.S.
Insieme ai due CD, nel packaging trovate allegato anche il DVD delle serate:un ottimo modo per godersi appieno questo live!!!
Badlands. Webzine italiana dedicata al Boss


domenica 3 giugno 2012

The Meanest of Times Dropkick Murphys (Born & bred records 2007)











Ci sono album che dopo il primo ascolto sai già che non ne potrai più fare a meno, ci sono album che invece sono relegati in qualche scaffale con qualche dita di polvere e ci sono album che vengono riscoperti col tempo, perchè in noi scatta quel qualcosa che  ce li fa apprezzare e magari canticchiare senza sosta nella nostra testa.
Ecco, The Meanest of Times appartiene a quest'ultima categoria: un disco uscito nel 2007 che però, il sottoscritto ha iniziato ad apprezzare con qualche anno di ritardo, complici alcuni concerti dei Dropkick Murphys dove l'esecuzione di alcuni brani mi hanno fatto scattare quel fatidico "clic" nella testa.
Mettendo in fila la discografia della band, TMOT lo considero il primo tassello dell'ultima incarnazione evolutiva della band, ovvero quel "wall of  sound" fatto di chitarre massicce, basso e batteria dove gli spazi vuoti vengono riempiti da un tappeto di cornamuse e thin whistle, rendendo cosi il suono compatto e spesso, definito dai critici come Celtic Punk.
Le 15 tracce (più la bonus track Jailbreak dei Thin Lizzy) filano via che è un piacere, un treno in corsa inarrestabile, con grande precisione nei suoni, un 'alternanza alle vocals (in puro spirito irish folk) tra Ken Casey e Al Barr che raggiunge la perfezione e testi sempre più elaborati e significativi.
L'introduzione di uno strumento tradizionale come il banjo è uno degli elementi nuovi della band ed il giro che apre la titletrack ti si stampa in testa sin dal primo ascolto. A seguire anthem punk rock da cantare e consumare sudando sotto il palco. I Murphys ormai sono una garanzia: chi ascolta un loro disco sa cosa trovare e difficilmente ne rimarrà deluso.
Tra gli Highlights segnalo la splendida God Willing, classico DKM-Style, contenente una riflessione sulla vita e sulla perdita dei propri cari
God willing, It's the last time I'll say goodbye
God willing, I'll see you on the other side
It's the last time I'll put my arms around you
The last time I'll look into your eyes
I've come here to put my arms around you
And say one final goodbye
Yeah, I'll see you on the otherside
Yeah, I'll see you on the otherside

 cosi come Famous for Nothing o Vices and Virtues, piccole storie del quartiere operaio di Quincy, a Boston, che vengono trasformati in inni per i fans della band.
Come scrissi nella recensione di The Warrior's Code, la forza della band è quella di trasformare piccole storie quotidiane della loro città in canzoni che verranno poi  amate dai propri fans, creando un legame unico tra Boston, la band e la Dropkick Murphys Crew sparsa per il globo!
La componente Irish ovviamente non viene messa da parte ed il tributo alla "Diaspora Irlandese" arriva puntuale con Flannigans Ball, dove la band viene supportata dalla partecipazione di  Ronnie Dew dei Dubliners e Spider Stacy dei Pogues, mentre il momento riflessivo è dato dalla ballad Fairmount Hill, ovvero una ballad tradizionale, Spancil Hill, riadattata in chiave bostoniana proprio dalla band stessa.
C'è tempo anche per parlare di amore, nel bene o nel male, perchè si sa che queste cose prima o poi capitano nella vita di un uomo e allora Rude Awakenings lascia spazio ai turbamenti amorosi senza però crogiolarsi nella depressione, ma con una punta d'ironia nera tipica dei Dropkick Murphys.
With equal surprise she opened her eyes
Sat up & shouted "for christ sakes who the hell are you!"
(What she take ya for)
She cooked me my breakfast then called me a cab
Shoved me out the door & threw the five dollar
Fare in my face
(What she take ya for)
She took me for all I was worth
May I remind you that ain't much at all
A meaningless gesture in the meanest of times
As it turns out you weren't worth the call
 I though it was all just a nightmare
I guess it was true
But now I'm left with a daily reminder of you 

L' ultima traccia degna di nota è Johnny I Hardly Knew Ya, ormai presenza fissa nella setlist dei loro concerti, l'ennesima rilettura di una marcia militare, Johnny I'm Coming Home trasformata in una roboante punk rock song infarcita di cornamuse che senza dubbio potrebbe essere il biglietto da visita di questo album. 
The meanest of Times è l'ennesimo tassello della discografia di una band che ormai ha consolidato il proprio status, un punto di partenza per chi non li ha mai ascoltati oppure l'ennesima conferma per i fans più fedeli della band. Di sicuro abbiamo una manciata di ottime canzoni che non devono finire nel dimenticatoio!
www.dropkickmurphys.com

sabato 26 maggio 2012

The Warrior's Code Dropkick Murphys (Hellcat Records 2005)












L' immagine della cover con  due pugili che si affrontano a colpi di ganci e montanti è il biglietto da visita di The Warrior's Code, quinto album dei bostoniani Dropkick Murphys ed ennesimo tassello della loro discografia che ha visto incrementare la loro popolarità di anno in anno.
Il personaggio rappresentato è niente meno che Michael Ward, pugile professionista di Boston al quale i Nostri dedicano il loro disco ( e su di lui verrà girato anche un film, The Fighter qualche anno dopo), l'ennesimo tributo che la band americana rivolge a qualche illustre personaggio della propria comunità irlandese residente a Boston.
Musicalmente i DKM arrivano dal successo di Blackout, un album che smussa le spigolosità street-Oi degli esordi per un approccio più melodico con sempre più marcate influenze folk. Con questo nuovo album la matrice Irish -Folk si fa sempre più presente rendendo cosi, The Warrior's Code, un disco di transizione tra il passato e l'evoluzione futura come celtic-rock band.
Come al solito i Murphys ci regalano un lotto di ottime canzoni, che ad oggi sono ancora presenti in scaletta durante i loro conerti e sono entrati nel cuore dei fans sparsi nel mondo: si parte in quarta con la doppietta Your Spirit' s Alive e The Warrior's Code, legnate punk rock con cori possenti e la cornamusa di Scruffy Wallace a creare un massiccio muro sonoro di sottofondo.
Si prosegue con la sgangherata Captain Kelly's Kitchen, ovvero un tradizionale irlandese rifatto alla maniera dei "bostoniani", dove l'alternarsi delle voci di Al Barr e Ken Casey si fa sempre più frenetico e veloce. Il riprendere brani della cultura popolare irlandese è una caratteristica che accomuna tutti gli album dei DKM, una peculiarità che rafforza il legame con la terra d'origine. In The Warrior's Code troviamo altre reinterpretazioni come The Auld Triangle, una poesia del poeta irlandese Brendan Behan ripresa anni fa anche dai Pogues e qui rifatta in un potentissimo anthem a rotta di collo sull'ascoltatore. Inoltre l'unica ballad presente, The Green Fields of  France, è un pezzo scritto dal cantautore australiano ma di origini scozzesi Eric Bogle, che ha come tema la drammaticità della guerra nelle riflessioni dell'autore stesso in visita ad un cimitero militare. Un testo profondo e toccante che i Murphys reinterpretano magistralmente grazie anche al cantato di Al Barr, davvero sopra le righe.
Sunshine Highway è il primo singolo estratto, una celtic-pop rock ballad dal ritornello molto catchy che sembra fatta apposta per cantare e ballare tra una pinta e l'altra, mentre l'ultima cover proposta è I'm Shipping Up to Boston, scritta da Woody Guthrie come tributo alla città portuale del Massachussets e rifatta dai Murphys nel loro stile punk folk, diventando uno dei pezzi più conosciuti della band, anche perchè inserita nella colonna sonora del film The Departed.
Il finale dell'album è affidato a Last Letter Home,ovvero la trasposizione in musica dell'ultima lettera che un soldato americano in Iraq scrive alla famiglia ed alla moglie pochi giorni prima del congedo, che però non vedrà mai perchè ucciso pochi giorni prima di tornare a casa. Essendo un grande fan dei Murphys ha chiesto alla band di suonare le cornamuse durante il suo funerale e con questa canzone viene dedicato un grande tributo alla sua memoria.
E proprio con Last Letter Home vorrei spendere due parole sulle lyrics dei DKM: profonde e toccanti nella loro semplicità e nel raccontare storie comuni, di amici, di vita, della loro Boston e renderle speciali per chiunque si avvicicini all'universo della band.
Hello there my dearest love
Today I write to you about our sons
The boys start school today
They're the spitting image of you in every way

Hey son it's Dad
I hope this letter finds you well out of harm's way
We saw the news today it frightened your Mom
Now all she does is pray

If I lead will you follow?
Will you follow if I lead?
 Hey Melissa it's me don't be afraid

I'm in good hands I'm gonna be home soon
It's time to watch the children grow up
I wanna be more than a voice on the phone

Thanks Ma I got your package today
I love "The Fields Of Athenry"
I swear I want 'em to play that song on the pipes
At my funeral when I die
 
I stand alone in the distance
And the foreground slowly moves
"We regret to inform you that on January 28th Sgt. Andrew
Farrar died while serving his country in the Al-Anbar province
of Iraq words cannot convey our sorrow"
When there's nothing on the horizon
You've got nothing left to prove

If I lead will you follow?
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mercoledì 26 ottobre 2011

Sink or Swim The Gaslight Anthem (XOXO Records 2007)












Circa un anno fa, quando decisi di aprire questo blog, la scintilla che fece scaturire questa malaugurata decisione fu il concerto che i The Gaslight Anthem tennero a Milano ad ottobre. Dopo svariati anni si riaccese in me la voglia di parlare e condividere con altri, stralci di buona musica, perchè proprio i TGA risvegliarono in me quella voglia di rock and roll che si ha quando si è sbarbati e che si era sopita per diverso tempo, prigioniera della routine, del "giàsentito" e di quell'appiattimento generale figlio della musica digitale dell'era Internet.
Con i The Gaslight Anthem era tutto diverso, ecco ritornare il bisogno di approfondire gli ascolti dei loro album e di far girare il caro e vecchio vinile nello stereo, magari tenendo stretta la copertina tra le mani.
Le prime recensioni ( ok chiamiamole cosi...) furono proprio il loro bestseller 59 Sounds ed il successivo American Slang ed oggi mi sembra doveroso chiudere il cerchio con il loro debutto discografico.

Sink or Swim è veloce, diretto, sognatore ed ingenuo, ma sotto la superficie troviamo molto di più, troviamo il songwriting di Brian Fallon in fase embrionale, il suo cantato roco ed incertoche diventerà un trademark della band, cosi come i testi, vere e proprie fotografie di "american life" fatta di Highways, macchine veloci, amori, sogni e promesse.
Molti lo hanno definito punk rock forse per il modo di proporsi cosi diretto, ma nelle dodici tracce troviamo tanto rock americano, Bruce Springsteen su tutti a benedire una band che in poco più di mezz'ora darà inizio ad un ibrido che diverrà un vero e proprio genere musicale nei successivi tre anni.
L'opener Boomboxes and Dictionaries potrebbe esserne il manifesto con il suo ritmo incalzante ed un chorus che chiede solo di essere cantato senza freni inibitori e poi via con le successive Wooderson, We Came to Dance  ed il tributo ad un altra icona rock per eccellenza: Joe Strummer. In  I'd called you Woody(il nickname di Strummer agli esordi) Fallon e soci regalano un tributo sincero a chi ha ispirato il loro lifestyle e la loro attitudine, magari con l'ingenuità della gioventù e della "prima volta", ma a chi come me è è cresciuto a "pane e Clash" non può non scendere una lacrimuccia sui versi di questa canzone.
And I never got to tell him so I just wrote it down,
I wrapped a couple chords around it and I let it come out,
When the walls of my bedroom trembled around me,
To this ramshackle voice over attack of a bluesbeat,
And a girl, on the excitement gang.
That was the sound of the very last gang in town.

Ma il riassunto di tutta questa frenesia giovanile è  nella veloce Drive, il traite d'union con quello che sarà, ad oggi, il loro capolavoro 59 Sounds: il tema del viaggio come fuga dalla noia di provincia e con la voglia di vivere la vita, senza rifugiarsi nel disagio che ha sempre contraddistinto molti esponenti della scena punk rock, ma con la consapevolezza che l'allontanarsi dalla quiete dallla cittadina può solo portare a nuove esperienze e ad una crescita interiore.
And we're much too young of men
To carry such heavy heads
And tonight for the first time
It felt good to be alive
And we're much too young of men
To carry such heavy heads
And tonight for the first time
It felt good to be alive again, my friend
Consiglio a tutti di andare a ripescare questo disco d'esordio dei TGA perchè oltre a completare la conoscenza della loro, finora breve, discografia, regala attimi davvero belli ed intensi e sarebbe riduttivo relegarlo come episodio minore della loro carriera.

sabato 17 settembre 2011

Elsie The Horrible Crowes (SideOneDummy 2011)











“I was a man of great sympathy when I loved you baby/ But tonight all my sympathy is gone
Istruzioni per l'uso: prendete la vostra copia in vinile di questo album, fatelo girare sul piatto lasciando che la musica si diffonda nell'ambiente, prodigatevi di aver abbassato per bene le luci e di aver a portata di mano le sigarette ed un buon rum invecchiato e dal  sapore forte. Ecco ora siete pronti per immergervi nell'ascolto di Elsie, il primo lavoro degli Horrible Crowes.
A molti questo monicker potrà dire meno di zero, ma dietro questo bizzarro nome si cela la figura di Brian Fallon, non solo mente dei The Gaslight Anthem, ma anche uno dei migliori songwriter in circolazione. Ad accompagnarlo in questa avventura "quasi" solista, l'amico di lunga data e roadie dei TGA Ian Perkins che si cimenta con chitarre, percussioni ed Hammond.
Dopo aver dato le fondamentali nozioni tecniche, immergiamoci in questo lavoro davvero affascinante e ricco di spunti, un disco pensato a lungo, lontano dai soliti side-project che nascono dalle sbronze tra compagni di tour, ma che viene concepito come tributo alle atmosfere noir e decadenti di Lou Reed, Tom Waits, Nick Cave, Dylan,Mark Lanegan e lo Springsteen più cupo e solitario.
Ma Fallon ha una grande arma da giocare: la sua incredibile capacità di comporre canzoni  vere, di tramutare in parole esperienze reali che ha passato sulla propria pelle. E viene da pensare quanto abbia da dire, nonostante la sua giovane età. E vien da pensare come il suo songwriting sia cosi maturo e profondo, cosi vibrante e sincero tanto da far smuovere il Boss in persona per passargli il testimone di "storyteller" americano.
Questo non è un disco da singoli episodi ( nonostante il primo estratto,la "springsteeniana" Behold the Hurricane" sia un pò più easy listening), ma è un lungo viaggio dove Fallon mette a nudo se stesso e racconta il suo personale vortice tra amori infranti, dipendenze ed una vita da strada percorsa chilometro dopo chilometro, fino alla redenzione finale, ad una ritrovata fede in qualcosa di superiore che lo ha rimesso in carreggiata.
La sua voce, a volte cupa, a volte sgraziata e spezzata dalla disperazione è forse lo strumento migliore di tutto l'album, il vero termometro degli umori sviscerati canzone dopo canzone. Andate ad ascoltarvi  Go Tell Everybody o Cherry Blossom e sentirete i vostri timpani lacerarsi mentre aleggia nell'aria il fantasma di Tom Waits. Poi fatevi medicare da Black Betty and The Moon e Blood Loss e godetevi l'ultimo tiro di sigaretta sulle note di I Believe that Jesus Brought Us Togheter, ecco li capirete che che Elsie lascia il segno e sconvolge le emozioni.
Certo i fans dei Gaslight Anthem non troveranno il (punk) rock dei loro beniamini, ma in questo album c'è molto più rock che in altri luoghi dove viene cosi facilmente sbandierato. Qui c'è un attitudine vera ed onesta che vi affascinerà se solo avrete voglia di andare sino in fondo!
www.thehorriblecrowes.net
thehorriblecrowes.blogspot.com
www.cassettesinthemailbox.blogspot.com ( è il blog personale di Brian Fallon)

domenica 8 maggio 2011

Fading American Dreams Street Dogs (Brass Tracks Records 2006)













La scena musicale di Boston nell'ultimo decennio ci ha offerto ottime band, soprattutto in ambito Punk-Hardcore,dai Mighty Mighty Bosstones ai Dropkick Murphys e citando questi ultimi non posso fare a meno di introdurre gli Street Dogs, ovvero il gruppo guidato dal primo cantante dei Murphys, Mike McColgan all'epoca di Do or Die.
I "Cani Randagi" finora hanno realizzato cinque album e questo Fading American Dreams risale al 2006 ed è sicuramente uno dei lavori migliori della band.
Stilisticamente gli SD fanno uno street punk sui generis dei Murphys prima maniera, quelli meno folkeggianti e più diretti, oltre che ricollegarsi alla vecchia scuola punk rock di Clash e Stiff little Fingers, ma non pensate che siano delle seconde linee, anzi proprio con questo album spiccano il salto di qualità guadagnando in personalità e maturità musicale,regalandoci ottime canzoni dal giusto tiro, con chorus immediati da cantare sottopalco e brani ben strutturati che vanno aldilà dei soliti tre accordi e della batteria "fuori a quattro quarti".
A livello di testi i contenuti spaziano dalla denuncia politica e sociale fino all vita da strada vissuta in prima persona da Mike, principale compositore del gruppo, con un passato da soldato durante la prima Guerra del Golfo e poi come Vigile del Fuoco, esperienze che lo hanno portato a contatto con persone e situazioni di cui fa spesso riferimento nei suoi testi, mai aggressivi o scontati, ma sempre riflessivi e con una punta di speranza per un futuro migliore.
Sicuramente il pezzo migliore dell'album è Final Transmission, una triste ballad dal sapore country,tanto irresistibile dal punto di vista melodico, tanto profonda a livello di contenuti: è la lettera trovata addosso ad un soldato caduto in battaglia( si presume in una delle ultime missioni USA...) dove vengono riportate le sue ultime volontà nel caso,appunto fosse rimasto ucciso in missione. Una chiara denuncia antimilitarista ed una forte posizione contro l'intervento delle truppe americane nei paesi arabi.
La sopracitata Final Transmission, insieme a Shreds of Life sono le uniche concessioni al folk, americano o Irish che sia, mentre il resto del disco è più marcatamente Punk Rock e tra gli highlights non posso non citare Not Without a Purpose (spettacolare il bridge centrale!!) e Right to Your Soul.  La prima è una autocelebrazione agli sbattimenti fatti dai "cani randagi" in tutti questi anni on the road
Not without a purpose and it's not without a fight
I've got three tales to tell you so please sit tight
It's the story of three underdogs who've grown to see their light
Not without a purpose, not without a fight


mentre la seconda narra una triste e toccante vicenda di tossicodipendenza.
Because it owns, owns the rights to your soul
Numb like a mortician, funeral parlor cold
Somewhere beneath the rot lies a rose
Before the poison stream stole the rights to your soul
Rights to your soul, rights to your soul.


How do you concede young life to a dragon?
How about kicking your demons loose for a ride on the wagon?

La coscienza politico-sociale degli Street Dogs prende forma invece nella cover del "padrino del folk-punk impegnato" Billy Bragg, There's a Power in the Union e nella titletrack, uno sfogo sul  famigerato "sogno americano" sempre più sbiadito ed utopico, visto che chi appartiene alla Working Class, cioè il ceto medio, deve fare i conti con la recessione, la crisi economica ed un futuro sempre più incerto
Working hard from day to day now, I get a check that barely lasts
I'm just another no choice member in Uncle Sam's desperation class
Finding it hard to face my wife, new kid born out of shotgun life
Twenty years old and I love them both, see no sunshine in our skies

Se volete iniziare a scoprire la discografia di questa band vi consiglio di partire proprio da questo disco, una bella sfilza di brani semplici, potenti e melodici che non cambiano le sorti del mondo, ma si lasciano apprezzare e non sono per nulla scontati.
                            FINAL TRANSMISSION
He had just turned nineteen yesterday
Wanted to be a school teacher someday
Came from a small and modest town
Had never before traveled abroad

He signed on the promise of a college fund
Pop and Mom begged him to stay at home
The last time they saw him was at an airport
He hugged his distraught mother a final time

He went abroad to serve when he was only nineteen
Reality caught up with him, stole a heart full of dreams

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken
Mother, Mother
My final transmission

Paris Island was plain hell on earth
Got gunny yelling at him, "better prove your worth"
Moved on to Baghdad about six months on
Caught an IED today, now he is gone

He went abroad to serve when he was only nineteen
Reality caught up with him, stole a heart full of dreams

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken
Mother, Mother
My final transmission

Dad and Mom I am your only loving son
Hid a written final transmission under my helmet
Love you both in heart and mind
A better set of parents no boy could ever find
Weep for me and say thy prayers
Remember me through all your years
Only got to serve for six months on and
If you're reading this I have passed and gone

So I harbor my final request
A letter in my memory please send
Off to the President and all his men
Begging him with others to bring the troops back home
He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst the war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Why are all those young lives taken?
Mother, Mother
My final transmission



domenica 30 gennaio 2011

Hard Times and Nursery Rhymes Social Distortion (Epitaph Records 2010)













Ecco il  ritorno di Mike Ness e dei suoi Social Distorsion, sicuramente uno dei dischi più attesi di questo 2011, che arriva dopo sette anni dall'ultimo studio album, dopo svariate vicissitudini e cambi di line up, che hanno rallentato più volte la realizzazione di questo lavoro.
Infatti per meglio capire "Hard Times..." si deve partire proprio dalla fine, dalla concluisva Still Alive, che riassume la voglia di riscatto di Mike Ness, nonostante le sfighe, gli anni che pesano come macigni e la consapevolezza che la scena musicale cambia di continuo, ma la sua voglia di resistere c'è ed è ben salda (and the times have changed my friend/I'll be there to the bitter end/And I'm here to make my stand/with a guitar in my hand). Tra l altro questo è forse l'unico pezzo che sa di punk rock californiano, denominazione "Orange County Controllata", visto che oramai la svolta musicale dei SD li ha portati su lidi molto più rock e American Roots, anche se l'attitudine da borderline, quella,  beh non smetterà mai di esserci.
Analizzando il cd non posso che far notare alcuni momenti di calo, come  in Bakersfield o Writing on the Wall, pezzi che hanno un mood da ballata hair metal anni'80/90, ma il resto dell album è di gran livello e sicuramente l'iniziale California (dopo una breve intro strumentale degna di un film di Tarantino) fa rivivere l'immaginario delle highway americane, la polvere e l'asfalto rovente di chi le percorre per tornare a casa dove c'e sempre qualcuno che lo aspetta( so I hope when I return home/the locks ain't changed on the doors/and there's still a spot for me/on that Ol'california king sized bed).
Se nel singolo  Machine Gun Blues (bello tirato come i SD sanno fare) c'è sempre spazio per l'immaginario del gangster senza scrupoli che deve fare "lo sporco lavoro", il filo conduttore che lega le varie canzoni è appunto la ricerca della redenzione e del perdono, il fottuto outsider vuole solo tornarsene a casa e ritrovare la tranquillità che la vita gli ha sempre negato perchè All you need is a love/but inside there's a sparkle that light the stars above (Diamond in The Rough...Springsteen darà la sua benedizione qui!).
E per concludere questo viaggio nell'america più rurale e vintage, lontana dalle luci sgargianti dei Reality o di MTV, una cover, Alone and Forsaken, tratta dal repertorio di Hank Williams, che va a far compagnia alla mitica Ring of Fire di qualche anno fa e chiude il cerchio dei tributi ai grandi del country americano.
Tempi duri e filastrocche per bambini...Mike Ness è tornato e ha fatto centro un altra volta!

lunedì 24 gennaio 2011

American Slang The Gaslight Anthem (SideOneDummyRecords 2010)

Dove eravamo rimasti? Un disco che ha fatto il botto ed è diventato un classico, i teenager di una volta che diventano grandi e scoprono che ora le redini della vita sono nelle loro mani, la fuga dalla provincia americana, sempre troppo stretta per chi vuole osare, ma anche la realtà che ti si sbatte in faccia come una porta e ti fa cadere all'indietro.
Ma d'altronde è il prezzo da pagare per chi vuole andare oltre ed arrivare finalmente al Grande Sogno, la Metropoli where the action is! Un contraltare però popolato da "Regine dei Bassifondi",vite buttate( shame on you my love/you sold you youth away) solitudine e disperazione (I call for my father but my father had died/you told me fortunes in american slang) e la vita che ti si para davanti in tutta la sua crudezza (the fortunes came for the richer men/while we're left with gallows).
Ma i Gaslight Anthem sono determinati e vogliono andare avanti, ecco perchè con grande coraggio hanno deciso di scrollarsi di dosso l'eredità pesante di un disco come 59 Sounds e ripartire da zero, con un lavoro che al primo ascolto può sembrare anonimo, ma che via via che gli si da fiducia, cresce sempre di più e diventa irresistibile come la titletrack che apre il disco. Le sfuriate punk rock vengono relegate in  secondo piano ( anche se pezzi come Orphans, Boxer o The Spirit of Jazz non sono affatto delle seconde linee) in virtù di pezzi più variegati che si ispirano al loro nume tutelare Bruce Springsteen e al rock tradizionale americano, dove le chitarre iniziano a tessere trame più variegate rispetto ai riff quadrati del passato.
La voce di Brian Fallon graffia e se proprio nella sopracitata The Orphans traccia  l'ennesimo rabbioso ponte con il suo passato( goodbye circus wheel,may you rest along the sea/I have given to you the fire of my youth and the triumph over my enemeies) con la conclusiva We Did it When we were Young pone un sigillo e volta la pagina per sempre.
..But I'm older now and we did it when we were young....
http://www.thegaslightanthem.com/
www.myspace.com/thegaslightanthem
http://www.gaslightanthem-fans.de/  (Fansite tedesco)

domenica 16 gennaio 2011

The '59 Sounds The Gaslight Anthem (Side One Dummy 2008)













Si potrebbero riassumere questi 40 minuti con un solo aggettivo: stupendo! Ma The '59 Sounds merita molto di più, merita un attento ed approfondito ascolto, perchè a mio parere, siamo di fronte ad un futuro classico di questo primo decennio di secolo.
Partiamo dal New Jersey, una terra che ha già dato i natali ad un icona come Bruce Springsteen, che si è fatto subito da padrino per questi ragazzi  sbarbati e tatuati, dopo aver ascoltato questo album.
Parliamo della vita da provincia, del perenne inseguimento dell'american dream, della malinconia che permea tutte le tracce di questo disco,la gioventù spensierata fatta di " big cars and movies screen", amori intensi consumati nel sedile posteriore della macchina e cuori spezzati che tormentano l' animo...e sullo sfondo la  radio della nonna che continua a gracchiare quelle  vecchie e tristi canzoni che hanno fatto da colonna sonora a Brian Fallon e compagni.
Dodici tracce perennemente in bilico tra l' irruenza e l'ingenuita punk rock tanto cara ai primi Clash o ai Social Distorsion (Great Expectations, Meet me by the River's Edge, l'anthemica The Patient Ferris Wheel), l'introspezione di Miles Davis and The Cool o il sofferto blues di Even Cowgirl  ci regalano un lavoro stupendo, maturo e dannatamente vero che alla fine di ogni ascolto lascerà la voglia di voler spingere di nuovo il tasto play ( o per i nostalgici come me di voler abbassare la puntina del disco). Il finale è da brivido con la meravigliosa e disincantata ballata Here's looking at you Kid e la successiva e rabbiosa The Backseat sunto del nostalgico passaggio dalla giovinezza senza freni e senza pensieri all' affrontare la vita che ci si pone davanti.
"But you know the summer always brought it.
That wild and reckless breeze.
And in the backseat, we're just trying to find some room for our knees.
And in the backseat, we're just trying to find some room to breathe"
http://www.gaslightanthem.com/. www.myspace.com/thegaslightanthem
www.facebook.com/pages/The-Gaslight-Anthem