domenica 12 giugno 2011

Raw Power Iggy Pop & The Stooges (Columbia Records 1973)

 
 1973....esce Raw Power, ma noi facciamo un piccolo salto nel passato, precisamente nel 1967, in un America in pieno vigore "Flower Power", pace, amore e no alla guerra. Ecco, in questo contesto, quattro disadattati provenienti dal Michigan si spingono controcorrente, formando una band e pubblicando due album di irriverente, malsano e distorto rock and roll, guidati da un personaggio completamente folle e dedito a qualsiasi sostanza possa alterare la sua percezione, che si fa chiamare Iggy Pop. Loro sono gli Stooges e cambieranno il rock and roll gettando il seme per quella pianta "grama" che crescerà quasi un decennio dopo...il punk rock!
Dicevamo appunto due album, si perchè poi, nel 1972 spariranno nel nulla,totalmente schiavi della droga, ma grazie a David Bowie, infatuatosi dell'androgino Iggy, si riformarono per un disco ancora, Raw Power appunto, il capolavoro assoluto della band.
Iggy recluta James Williamson alla chitarra e relega Ron Asheton al basso che insieme al fratello Scott formeranno la struttura ritmica degli Stooges e da vita ad una mezzora abbondante di caos e distorsione. 
L'iniziale Search and Destroy è di una violenza inaudita,disturbante nelle sue chitarre sature e sporche, nel suo incedere frenetico e rissoso. Iggy è un folle lasciato in libertà e sputa tutta la sua rabbia
I'm a street walking cheetah
with a heart full of napalm
I'm a runaway son of the nuclear A-bomb
I am a world's forgotten boy
The one who searches and destroys

Parole incandescenti per quegli anni dove gli echi della "Love Revolution" non si erano ancora spenti,parole che scioccarono tutti, riferimenti al napalm e alle bombe in un paese in pieno conflitto bellico inVietnam.
La casa discografica chiese una ballad per smorzare i toni e per l appeal commerciale...ecco Gimme Danger, una ballad alla Iggy Pop: oscura e malsana, "sick" come direbbero gli anglofoni. All'inizio ammalia, ma poi esplode in una deflagrante alienazione da tutto e tutti.
Gimme danger little stranger
And I feel your disease
There's nothing in my dreams
Just some ugly memories
Kiss me like the ocean breeze
Le successive Your Pretty Face is Going to Hell e Penetration proseguono nel torbido viaggio della follia e nella sessualità deviata di  Iggy Pop. Canzoni d'amore? si ma di amore contro natura, di amore violento, di stupri. La prima è violentissima, pochi accordi e assoli lancinanti per una canzone che sarà il manifesto del punk rock ma solo  dieci anni dopo. La chitarra di Williamson quando si lancia nei solos è fastidiosa come il grattare le unghie sulla lavagna
.Posso solo immaginare quanto scalpore fecero all'epoca queste sonorità. Il mondo non era ancora pronto per gli Stooges!
Penetration mette in risalto la follia di Iggy con il suo incedere perverso e con un cantato corrosivo al limite della decenza umana
Penetrate me, penetrate me
I'm so fine so fine so fine
I get excited, I get excited
I'm alone, I'm so fine, pull a line
Negli anni 90 "the most dangerous rockin' band" ovvero i Guns and Roses registrarono una versione di Raw Power, ovvero la titletrack di questo album, ma non si avvicinarono minimamente alla pericolosità ed alla cattiveria dell'originale. Il rutto inziale di Iggy è lo sberleffo e l'irriverenza nei confronti del mondo e poi via per l' ennesima cavalcata Punk, perchè si ,diciamolo, loro sono stati i primi a potersi fregiare di questo titolo, in un epoca dove non era stato ancora coniato e dove le creste e gli spilloni erano ancora lontani a venire.
Quanta ispirazione presero i Sex Pistols da dischi come questo?
La successiva I Need Somebody è un bluesaccio distorto e malato ( ancora...quante volte ho inserito questa parola? è la sensazione che lascia dopo l'ascolto...) figlio dei grandi del passato, ma rivisitato da rocker in drogata euforia.
Shake Appeal fa un passo avanti e si getta tra le oscure braccia  del primordiale rock and roll  saturo di distorsione ed amplificatori sovraccarichi e fa da preludio alla finale Death Trip, probabilmente l'ultima fermata prima dell'Inferno.
Questo purtroppo sarà il canto del cigno degli Stooges, poi le droghe,la follia di Iggy (recluso in un manicomio) e l'ostracismo della critica e del music business provocheranno lo sciogliemnto della band, che si riformerà trent'anni dopo in un acclamato tour di reunion.
La loro proposta all'epoca fu davvero estrema, ma ascoltando questi solchi, si denota il vagito primordiale  di tutto il movimento Punk e Garage che si svilupperà dieci anni dopo. Intanto la carriera di Iggy proseguirà in solitaria con alti e bassi, ma Raw Power rimarrà una "milestone" del variegato panorama rock mondiale.
Raw power wlll surely come a running to you
Raw power got a healin hand
Raw power can destroy a man
Raw power is more than soul
Has got a son called rock and roll









lunedì 6 giugno 2011

Unplugged Alice In Chains (Columbia Records 1996)













Era il lontano 10 aprile 1996 quando gli Alice in Chains registrarono questo live per MTV, seguendo la scia dei loro colleghi Nirvana e Pearl Jam, portabandiera di quel movimento che si creò a Seattle nei primi anni'90, tornando cosi ad esibirsi dal vivo dopo quasi due anni, ma ahimè, questa testimonianza live è da considerarsi il canto del cigno di una delle più belle realtà musicali che si svilupparono in quegli anni e che portarono linfa  e ottimi album, ma che li videro ben presto eclissarsi sullla via dell'autodistruzione.
Da premettere che gli AIC non erano nuovi ad esperienze acustiche, vista la pubblicazione di EP come Sap e Jar of Flies, libere da orpelli elettrici e scarne di arrangiamenti pesanti, ma dai quali fuoriusciva l'anima più intima e drammatica della band di Seattle.
Ed allora via con questo set acustico costituito però da luci ed ombre, le prime presenti grazie alle canzoni immortali, estratte dalla discografia della band, spogliate e rimesse in gioco sotto un aurea più intima e profonda; le ombre, quelle lunghe e dannate dell'eroina e della tossicodipendenza di Layne Staley,ormai troppo radicata e causa dei continui black out sia dell'attività della band, sia nell''esecuzione di questo Unplugged.
In alcune fasi la voce di Layne arranca e fatica ad uscire dal suo corpo debilitato, in altri pezzi sbaglia addirittura le entrate e inverte le strofe, come in Sludge Factory, ma nel complesso vengono sempre i brividi nel sentir cantare tutta la disperazione e l'oblio di quest'uomo, soprattutto in canzoni come Down in a Hole e Rooster. Dove la sua voce non ci arriva, viene magistralmente aiutato da Jerry Cantrell, ormai sempre più al timone della band, dotato di una voce calda e profonda, cosi come di una tecnica chitarristica spettacolare, resa ancor più bella in veste acustica. A completare la line up Mike Inez al basso (si può sentire un divertente siparietto con i Metallica, presenti tra il pubblico, in prima fila , quel giorno), sean Kinney alla batteria e Scott Olson come ospite aggiunto alla chitarra.
Nell'ora a disposizione veniamo catapultati in un viaggio psichedelico nel disagio degli Alice In Chains, nel loro mondo costellato da drammi chimici e di alterazione mentale,estratti dal loro capolavoro Dirt fino al loro ultimo omonimo album, quello più "stonato" con pezzi come Frogs, Sludge Factory e la strampalata Over Now.
Per l'occasione viene proposto anche un inedito, Killer in Me, che ad esser sinceri nulla toglie e nulla aggiunge alla loro gloria.
Per chi non conoscesse gli Alice in Chains, forse la più sottovalutata band della cosiddetta "grunge era", direi di "studiare" prima gli album  e poi passare a questa versione Unplugged, che chiude il cerchio di uo dei migliori e sfortunati acts che gli anni Novanta abbiamo partorito.
Layne Staley è morto per overdose il 5 aprile 2002.....
Like a coldest winter chill/heaven beside you,Hell within...
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sabato 28 maggio 2011

Tuonela Amorphis (Nuclear Blast records 1999)













Dalle fredde e lontane lande finniche ecco gli Amorphis, un nome storico per chi ascolta metal, ma soprattutto una pietra miliare ed una certezza di ottima musica che, raramente ha toppato un uscita discografica, seguendo sempre la propria evoluzione musicale.
Gli Amorphis si formarono attorno ai primi anni'90 suonando un buon death metal dalle forti connotazioni doom e da una equilibrata dose di melodia fino a concepire il loro primo capolavoro Elegy. Da qui in poi il loro corso cambiò radicalmente, abbandonando progressivamente la componente estrema della loro musica per sperimentare sonorità di più ampio respiro, legate agli anni Settanta ed al folk, pur rimanendo un nome di punta della scena metal mondiale.
Proprio questo Tuonela è da considerarsi il disco della svolta e, nonostante sia un disco di transizione nel percorso artistico degli Amorphis, la qualità è altissima cosi come l'intensità emotiva di ogni singolo pezzo.
Partiamo dal concetto di Tuonela, che nella mitologia finlandese, è un luogo dell'aldilà, dove i Morti attendono il loro destino. Una sorta di Purgatorio cristiano, che viene citato nel libro sacro del Kalevala, un testo da cui gli Amorphis hanno sempre tratto ispirazione per i loro album.
Ma Tuonela ha anche un altro significato: Tristezza! Ed è proprio questo sentimento che viene evocato in tutto lo scorrere di questo album e proprio la titletrack contiene la strofa-manifesto che potrebbe raccogliere il messaggio che i nostri hanno voluto trasmettere
Sorrow is my bread
And tears I drink as wine
Oblivion my happiness
Ground under teeth of time

Ma attenzione non stiamo parlando di cupa e fredda depressione, ma bensì viene evocata una romantica figura dell'essere tristi e malinconici, un caldo abbraccio che ci trasporta nell'oblio, un' estate che piano piano si trasforma in autunno ed anche il passaggio naturale dalla vita alla morte assume i contorni più dolci.
Musicalmente vengono abbandonati i lidi estremi (unico traite d'union è Greed con il suo cantato in growl, ma a mio parere è il pezzo più debole dell'album) a favore di sonorità più calde e di ampio respiro, direttamente figlie dei Seventies, anche se gli stilemi del metal, riff ossessivi ed una sezione ritmica potente non vengono mai meno, ma la novità sono l'uso di sitar, Hammond e il sassofono per dare più profondità e colore alle varie canzoni, elementi che poi diverranno un marchio di fabbrica degli Amorphis stessi.
Le dieci tracce sono unite da un sottile filo conduttore, sia dal punto di vista musicale, che da quello più strettamente concettuale e, se le iniziali The Way e Morning Star sono dirette e ben piantate nel hard rock roccioso dei Settanta è con Nightfall che risaltano le prime sperimentazioni con l'innesto di un sax che traccia una delirante linea sonora per tutto il pezzo. La tiltle track è forse la punta di diamante, una perla di immensa malinconia, giocata su di un mid tempo e un cantato caldo e disperato. Il finale è un preludio per la sopracitata Greed, ponte con il passato, mentre Divinity, all'epoca il primo singolo, ci riporta alle prime due tracce dell'album: diretta e lineare e con un chorus coinvolgente.
Il sound prodotto dagli Amorphis è caldo ed ammaliante, un netto contrasto con le atmosfere che vogliono evocare, un suono saturo dove le chitarre vengono ben supportate da un tappeto di tastiere dai suoni siderali che evocano terre lontane e paesaggi cosmici. L'ennesimo tributo alle fughe strumentali dei grandi del passato come Pink Floyd o Uriah Heep.
Con Rusty Moon invece vengono esplorati territori più legati al folk, un altra caratteristica che ha contraddistinto gli Amorphis, un continuo legame con la loro terra d'origine, non solo a livello di testi, ma anche musicalmente e proprio in questo pezzo, dasll'andamento orientaleggiante, la matrice popolare si fa più evidente, grazie anche all'utilizzo del flauto ( e qui mi vengono in mente Jethro Tull e ancora Uriah Heep), che segue tutto l'andamento della canzone creando un ibrido Folk-progressive metal!
Il finale è affidato a Summer's End, la degna conclusione di questo album, il sigillo di Tuonela con il passaggio
Tread my path to summer’s end
This bequest I leave you she says
You will see what could be evergreen
Turn to copper and fade to gray

che non lascia scampo, l'incedere implacabile del tempo ed il deteriorarsi di tutto.
Co questo album gli Amorphis apriranno una nuova fase della loro carriera che si protrarrà con la sperimentazione di Am Universum, ma cosa ancor più importante Tuonela diverrà una fonte d'ispirazione per molte band a seguire vedi i connazionali Sentenced o il loro progetto postumo Poisonblack.
http://www.amorphis.net/
www.myspace.com/amorphis
www.facebook.com/amorphis

lunedì 23 maggio 2011

Paint the Town Red-Best of- The Mahones (True North Records 2003)














Ok parto subito col dire che i Mahones sono una delle mie band preferite! Quindi se non avete voglia di andare avanti a leggere queste righe, vi anticipo già che troverete elogi sinceri a questa misconosciuta band canadese, ma dalle chiare origini "Irish".
E pensare che sono ormai quasi vent'anni che macinano chilometri, tour, festival e hanno una bella ed ampia discografia, a mio parere, da scoprire ed apprezzare.
Per farvi un idea del sound dei Mahones vi consiglio questo album-raccolta dove ci sono tre-quattro estratti da ogni singolo disco, sicuramente non il meglio, ma probabilmente i pezzi più famosi e suonati dal vivo, anche se all'interno di ogni loro lavoro ci sono delle spettacolari perle nascoste che meritano di essere scoperte.
Musicalmente siamo lontani dalle spigolose tirate punk dei Dropkick Murphys o dagli intelletualismi folk dei Flogging Molly, ma le radici dei Mahones affondano più nei territori dei Pogues di Shane MacGowan, nei Man They Couldn't Hang e nei Waterboys, regalandoci canzoni che sanno di strada e alcool, pochi accordi accompagnati da strumenti tradizionali come il thin whistle o la fisarmonica e la calda e roca voce di Finny McConnell, allenata con del buon Oban d'annata!
Personalmente preferisco i primi lavori della band canadese, quelli più legati alla tradizione irlandese più pura, i diretti discendenti dei Pogues soprattutto in pezzi come Drunken Lazy Bastard, celtic pride o la malinconica Back Home.
Vere e proprie "road songs" sono 100 Bucks e Rise Again, ideale sottofondo per un viaggio magari tra le strade del Connemara o tra le campagne bretoni, mentre la conclusiva Is this Bar open 'till Tomorrow ci riporta tra le scorribande etiliche alg rido di "Gimme Whiskey, Gimme Beer!!!".
In conclusione un ottima raccolta come punto di partenza per scoprire una delle realtà più piacevoli presenti nell'underground punk rock, anche se vi invito a cercarvi l'intera discografia di una  band( ne riparleremo più avanti analizzando i singoli capitoli) che da oltre vent'anni vive on the road e ci regala album che non devono finire nel dimenticatoio!
http://www.themahones.ca/
www.myspace.com/themahones
www.facebook.com/themahones

domenica 8 maggio 2011

Fading American Dreams Street Dogs (Brass Tracks Records 2006)













La scena musicale di Boston nell'ultimo decennio ci ha offerto ottime band, soprattutto in ambito Punk-Hardcore,dai Mighty Mighty Bosstones ai Dropkick Murphys e citando questi ultimi non posso fare a meno di introdurre gli Street Dogs, ovvero il gruppo guidato dal primo cantante dei Murphys, Mike McColgan all'epoca di Do or Die.
I "Cani Randagi" finora hanno realizzato cinque album e questo Fading American Dreams risale al 2006 ed è sicuramente uno dei lavori migliori della band.
Stilisticamente gli SD fanno uno street punk sui generis dei Murphys prima maniera, quelli meno folkeggianti e più diretti, oltre che ricollegarsi alla vecchia scuola punk rock di Clash e Stiff little Fingers, ma non pensate che siano delle seconde linee, anzi proprio con questo album spiccano il salto di qualità guadagnando in personalità e maturità musicale,regalandoci ottime canzoni dal giusto tiro, con chorus immediati da cantare sottopalco e brani ben strutturati che vanno aldilà dei soliti tre accordi e della batteria "fuori a quattro quarti".
A livello di testi i contenuti spaziano dalla denuncia politica e sociale fino all vita da strada vissuta in prima persona da Mike, principale compositore del gruppo, con un passato da soldato durante la prima Guerra del Golfo e poi come Vigile del Fuoco, esperienze che lo hanno portato a contatto con persone e situazioni di cui fa spesso riferimento nei suoi testi, mai aggressivi o scontati, ma sempre riflessivi e con una punta di speranza per un futuro migliore.
Sicuramente il pezzo migliore dell'album è Final Transmission, una triste ballad dal sapore country,tanto irresistibile dal punto di vista melodico, tanto profonda a livello di contenuti: è la lettera trovata addosso ad un soldato caduto in battaglia( si presume in una delle ultime missioni USA...) dove vengono riportate le sue ultime volontà nel caso,appunto fosse rimasto ucciso in missione. Una chiara denuncia antimilitarista ed una forte posizione contro l'intervento delle truppe americane nei paesi arabi.
La sopracitata Final Transmission, insieme a Shreds of Life sono le uniche concessioni al folk, americano o Irish che sia, mentre il resto del disco è più marcatamente Punk Rock e tra gli highlights non posso non citare Not Without a Purpose (spettacolare il bridge centrale!!) e Right to Your Soul.  La prima è una autocelebrazione agli sbattimenti fatti dai "cani randagi" in tutti questi anni on the road
Not without a purpose and it's not without a fight
I've got three tales to tell you so please sit tight
It's the story of three underdogs who've grown to see their light
Not without a purpose, not without a fight


mentre la seconda narra una triste e toccante vicenda di tossicodipendenza.
Because it owns, owns the rights to your soul
Numb like a mortician, funeral parlor cold
Somewhere beneath the rot lies a rose
Before the poison stream stole the rights to your soul
Rights to your soul, rights to your soul.


How do you concede young life to a dragon?
How about kicking your demons loose for a ride on the wagon?

La coscienza politico-sociale degli Street Dogs prende forma invece nella cover del "padrino del folk-punk impegnato" Billy Bragg, There's a Power in the Union e nella titletrack, uno sfogo sul  famigerato "sogno americano" sempre più sbiadito ed utopico, visto che chi appartiene alla Working Class, cioè il ceto medio, deve fare i conti con la recessione, la crisi economica ed un futuro sempre più incerto
Working hard from day to day now, I get a check that barely lasts
I'm just another no choice member in Uncle Sam's desperation class
Finding it hard to face my wife, new kid born out of shotgun life
Twenty years old and I love them both, see no sunshine in our skies

Se volete iniziare a scoprire la discografia di questa band vi consiglio di partire proprio da questo disco, una bella sfilza di brani semplici, potenti e melodici che non cambiano le sorti del mondo, ma si lasciano apprezzare e non sono per nulla scontati.
                            FINAL TRANSMISSION
He had just turned nineteen yesterday
Wanted to be a school teacher someday
Came from a small and modest town
Had never before traveled abroad

He signed on the promise of a college fund
Pop and Mom begged him to stay at home
The last time they saw him was at an airport
He hugged his distraught mother a final time

He went abroad to serve when he was only nineteen
Reality caught up with him, stole a heart full of dreams

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken
Mother, Mother
My final transmission

Paris Island was plain hell on earth
Got gunny yelling at him, "better prove your worth"
Moved on to Baghdad about six months on
Caught an IED today, now he is gone

He went abroad to serve when he was only nineteen
Reality caught up with him, stole a heart full of dreams

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken
Mother, Mother
My final transmission

Dad and Mom I am your only loving son
Hid a written final transmission under my helmet
Love you both in heart and mind
A better set of parents no boy could ever find
Weep for me and say thy prayers
Remember me through all your years
Only got to serve for six months on and
If you're reading this I have passed and gone

So I harbor my final request
A letter in my memory please send
Off to the President and all his men
Begging him with others to bring the troops back home
He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst the war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Watch on TV names are taken

He's never gonna get a chance to chase all those hopes
Lost them all amidst this war and smoke
Can you hear the sound of youth negated?
Why are all those young lives taken?
Mother, Mother
My final transmission



venerdì 29 aprile 2011

GlasVegas (Columbia Records 2008)













Qualche anno fa gli scozzesi GlasVegas vennero considerati l'ennesima "Next Big Thing" dalla stampa specializzata d'Oltremanica, grazie ad una manciata di singoli in perenne heavy rotation su radio, web e canali musicali. Poi,esplosa la bolla tutto venne ridimensionato per cercare l'ennesima stella cometa, ma ciò non toglie il genuino valore di questi ragazzi di Glasgow, che grazie ad una manciata di singoli, riusci ad imporsi sulla scena musicale alternativa.
Questo debut album non è altro che una raccolta dei primi singoli e di altri inediti sparsi qua e là, ma che è destinato a lasciare il segno in virtù di ottime ed ispirate melodie ed una proposta musicale davvero eccelsa.
Il pezzo "da novanta" è senzadubbio Daddy's Gone, passato migliaia di volte in Tv ed in radio,una disperata e malinconica ballad imperniata sulle meravigliosi doti canore di James Allan, un mood molto anni '50 con semplici melodie una batteria elementare ed il fulcro proprio nel cantato.
I GlasVegas potrebbero essere accostati ai Beach Boys più cupi, agli Housemartins e al noir degli Smiths di "His Majesty" Morrissey e queste caratteristiche le possiamo trovare tutte concentrate in Daddy's Gone appunto, una cruda riflessione di un figlio abbandonato dal padre e dagli affetti familiari.
all i wanted was a kick-a-bout in the park
for you to race me home when it was nearly getting dark
how i could've been yours, and you be mine
it could've been me and you until the end of time
do what you want, when you want
be as fuckin' insincere as you can
what kind of way is that to treat your wife
to see your son on saturdays
what way is that to live your life?

In generale i testi dei GlasVegas sono cupi e pessimisti, probabilmente frutto anche del contesto sociale dal quale i Nostri provengono: la periferia di Glasgow non è certamente un parco giochi e quindi l'indurimento dei sentimenti dato da disagi familiari ed  una dura vita da strada sono facilmente comprensibili ascoltando le canzoni contenute in questo album.
L'opener è affidato a Flower and Football Tops, ovvero l'assurda morte di un adolescente coinvolto in una rissa da strada
Baby
why you not home yet
baby its getting late
i wish you would be home by now.
door bell rings
who could it be at this time
police on my left and right
my son’s not coming home tonight.

mentre Geraldine è una dedica particolare ad un'assistente sociale (anzi An Angel on my Shoulder, come la definiscono i GV), cosi come Go Square Go parla del "bullismo" ed el farsi rispettare per strada.
Uno dei miei pezzi preferiti però rimane It's My Own Cheating Heart that Makes me Cry, una straziante e disperata song che non lascia  speranze per il futuro, che getta solitudine e sconforto, che si rivela un angoscioso e rabbioso viaggio interiore. Il finale con quel magma di chitarre elettriche ( molto Radiohead prima maniera...) è davvero straziante, ma meravigliosamente bello per quanto sia intenso!
so this is where the outcome unfurls and the truth is being told
a cloud has gathered over my head and now i know
infidelity and my good friend ecstasy doesn’t work, it makes you worse
I’m feeling so guilty about the things i said to my mum when i was ten year old
I’m feeling so guilty about any old shit
and how i think my missus is fucking every guy that she looks at
this is it, this is it, this is it, this it
the end was always coming and now its here

so this is the grand finale
the crescendo of demise
this is the happy ending
where the bad guy goes down and dies
this is the end
with me on my knees and wondering why?
cross my heart, hope to die
its my own cheating heart that makes me cry

Probabilmente un seguito cosi bello i GlasVegas non riusciranno a ripeterlo, probabilmente i media li hanno gia fagocitati e sputati per gettarsi su qualche altra "amazing band", ma ciò che resta è la bellezza  e l'intensita di un disco come questo! Da avere!!
http://www.glasvegas.net/
www.myspace.com/glasvegas



martedì 26 aprile 2011

Fun is dead The Leeches (Nextpunk Records 2006)













Dopa aver visto i Leeches in azione sul palco poco prima dell'esibizione di CJ Ramone, il loro debut album gira ormai ininterrotamente nel mio stereo e tutto questo non fa che confermare quanto spacchino questi ragazzi from Brianza County.
Ignoranza, attitudine ed ironia sono gli ingredienti fondamentali del sound dei Leeches, portabandiera del "Fat Rock", come amano definirsi, ma anche la versione italiana dei Turbonegro, direi io, vista la carica live dissacrante ed autoironica che possiedono (vi consiglio i loro infuocati act!).
Oltre ai già citati rockers scandinavi i Leeches fanno riferimento anche alla scuola hardcore californiana anni'90, vedi Descendents et similia, ma non preoccupatevi, la loro proposta in questo debut è davvero personale ed intensa.
Già l'opener Gorilla Rock non lascia prigionieri con i suoi cori antemici e deliranti e via via poi gli altri pezzi per una mezzora di punk rock senza cali di tensione!!!!
Le mie preferite sono Feel it/Loose it, con quel refrain di chitarra vagamante Garage-Sixties e SOS (Walter Matthau), anche se è difficile trovare un pezzo che non ti faccia saltare in piedi in preda ad esaltazione totale.
Correte a scaricare, comprare,registrarvi una copia di questo debut e poi non stupitevi se per mesi non smetterà più di girare nel vostro stereo!
"...Bon Scott was rock and roll but now is a bunch of bones!!!"
http://www.theleeches.it/
www.myspace.com/leechesfatrock
http://www.facebook.com/pages/THE-LEECHES/203251596689