lunedì 16 gennaio 2012

Tempi Bui Ministri (Universal Records 2009)












Una volta a Milano c'era la musica alternativa, c'erano i Ritmo Tribale, gli Afterhours e decine di bands che nascevano, suonavano, morivano reincarnandosi sotto altri nomi, c'era la Fiera di Senigallia in Darsena, il Leoncavallo, il Rolling Stone ed il Factory Club. Una volta a Milano c'era davvero una scena forte che pulsava nel contesto metropolitano della città, dalla Bovisa fino alle Colonne di San Lorenzo. Erano gli anni Novanta e di quel periodo è rimasto ben poco, soppiantato dalla moda, dall'usa e getta e dal vuoto intellettuale che ha caratterizzato quest'ultima decade sempe più schiava dell'apparire sopra l'essere.
Meno male che qualche barlume di speranza c'è ancora e l'ho ritrovato proprio ascoltando questo album dei Ministri, band meneghina che, in questi ultimi anni è uscita dall'anonimato realizzando tre album e girando praticamente tutta la penisola con un incessante attività live.
Tempi Bui è il loro secondo disco e ci fa percorrere un viaggio negli usi ed abusi della società italiana con un ironia spesso cinica e tagliente  che va a colpire il bersaglio.
La title track posta in apertura  riassume il concetto del disco: tempi bui e cupi e nuvoloni neri che si addensano all'orizzonte della nostra società mentre noi ce ne staimo beati a goderci l'ennesimo pranzo domenicale facendo finta che tutto sia bello e luminoso. Dopo questa overtoure parte il viaggio a testa bassa negli usi ed abusi di questa decade grondante consumismo, berlusconismo, opportunismo e molti altri "ismi"  di chi mangia sopra le nostre teste.
Finalmente una voce di protesta che si leva lontana dalle sirene mediatiche dei reality musicali e dalla musica preconfezionata, un sound potente e diretto che alterna bordate di rock alternative con melodie in chiave power pop.
A scanso di equivoci chiariamo che la band non è politicizzata, non avrebbe senso rifugiarsi in vuoti slogan per chi, come loro, è figlio di un epoca vuota di ideologie, ma è lucida nel deunciare le brutture ed i paradossi della società che li (ci) circonda: dal trend giovanile del consumo smodato di alcolici nascosto dall'ipocrisia del "fai guidare qualcun altro"(Bevi) fino alla cultura del gossip, vero traino dei mass media che riempie di aria fritta i notiziari ed i giornali (La Faccia di Briatore).
Le adrenaliniche Brucia e Diritto al Tetto sono figlie di quel retaggio punk che contraddistingue una bella fetta delle rock band appartenenti al circuito alternativo mentre l'apice di questo disco si manifesta con  Il Bel Canto,un disincantato manifesto di rabbia ed impotenza, un mix tra impulsi rock e cantautorato.

 Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un pò meglio
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio
Hanno dovuto legarmi perché godessi più in fretta
Mi han tolto pure le armi e mi hanno affittato una cuccia
Hanno dovuto pregarmi perché continuassi a bere
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure
Ora mi vestono loro ed io posso tornare a cucire
Ed è come se
Non avessi mai
Deciso niente
Ho aperto troppe finestre
E non so da quale buttarmi
Voglio un nemico fidato
Voglio guardarlo negli occhi
Ci meritiamo le stragi altro che Alberto Sordi
Fatemi uscire di casa
Solo per costituirmi

L'ironia ed il cinismo sono le armi con cui lottano i Ministri ed il finale affidato a La Ballata del Lavoro Interinale è l'ultima freccia che scoccano per porre il sigillo a questi "Tempi Bui", un disco e, soprattutto una band che non ha bisogno di paragoni con il passato, ma che riesce a camminare con le proprie gambe e ridare un pò di coscienza a  chi non vuole continuare ad essere lobotomizzato dalla (dis)informazione che ci circuisce.
www.iministri.com
www.myspace.com/ministri
I Ministri Facebook
Parola di Ministri (Blog della band)

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