domenica 15 settembre 2013

Pints & Glory The Moorings (2011 LSP Records)












Nell'ultimo lustro abbiamo assistito ad una vera e propria ondata di Irish Folk revival, una scena che, anno dopo anno ha avuto un seguito incredibile, a partire dai capostipiti Dropkick Murphys e Flogging Molly, che hanno ripreso le linee dettate da Pogues, Waterboys e Dubliners qualche decennio prima.
Quindi non mi stupisco se mi trovo di fronte a gruppi nuovi legati a queste sonorità, provenienti anche da zone geografiche abbastanza inusuali per quel che riguarda la tradizione celtico irlandese.
E' il caso di questi The Moorings, giovane band proveniente dalla regione francese dell' Alsazia, vista in azione poche settimane fa e che ha all'attivo questo esordio discografico targato 2011.
Tre pezzi inediti ed una serie di tradizionali rifatti in versione punk formano l'album in questione che parte con l'inedita Friendship, veloce e sguaiata irish-punk song sulla scia dei maestri Flogging Molly, che tra l'altro verranno omaggiati con una cover della loro What's Left of the Flag.
Away from Home è il secondo inedito, anthemico e ritmato da cantare a squarciagola al bancone o sotto il palco, mentre Working Class Heroes è una power ballad con inserti tradizionali che danno spessore e calore al pezzo.
I testi dei The Moorings seguono il filone del genere con tematiche quali l'amicizia, i pub, l'alcool ed il lavoro visto come riscatto sociale.
Another long day on board this ship working like a mad dog
for every little money of course but al least it's an honest job
the pay goes out to the wife and kids to keep them safe afloat
it's been 7 days'n' couple of weeks and i haven't heard from both
When I wil lreturn to my loved ones?
I can't tell for sure but here's what i want
Gimme Booze Gimme Booze I'm away from Home
and there's nowhere else to go
Gimme Booze Gimme Booze I'm away from home
so let the liquor flow
Il resto dell' album come detto sopra è composto da rivisitazioni di brani tipici della tradizione irlandese, alcuni arcifamosi come The Wild Rover o Finnegan's Wake, altri invece più di nicchia come The Nightingale o All for me Grog, materiale che sicuramente farà felice i puristi del genere, sempre attenti a questi piccoli dettagli.
Se siete amanti del filone Irish-Punk tenete d'occhio questa giovane band, che, soprattutto dal vivo dimostra di avere ottima presenza scenica e coinvolgimento, peculiarità fondamentali per chi si cimenta in questo genere musicale!
P.s.
è da poco uscito anche un live, Unplugged @ La Cigale, dove i nostri si cimentano in versione acustica con il loro repertorio e alcuni classici in un atmosfera intima e calda che rievoca le session di un vero pub irlandese.
www.moorings-band.com
http://open.spotify.com/album/4ko1mlr25EGedJZuUtokre







mercoledì 4 settembre 2013

Mat e Famat I Luf ( Self 2013)












A volte certi incontri sono dettati dalla pura casualità, il trovarsi al posto giusto ed al momento giusto, il riuscire a cogliere l'attimo ed avere la fortuna di assistere ad un concerto memorabile.
Così è stato per me con i Luf, lo scoprirli per puro caso ad un festival musicale un pomeriggio estivo in riva al lago e da lì iniziare a scoprire i loro dischi ed a seguire le loro date su e giù per il nord Italia.
Dopo lo spettacolare Flel, ultimo album in studio targato 2010 ed un successivo tributo a Guccini, i "lupi" sono scesi ancora dalla loro Val Camonica, sempre più affamati di musica e pronti a mostrare i denti ( in senso buono) anche se con qualche pelo ingrigito.
Il risultato? uno dei migliori album folk che siano stati prodotti negli ultimi tempi, con davvero tanta carne al fuoco, nuove storie da raccontare e quella voglia di far ballare la propria gente anche in tempi dove c'è poco da star allegri.
Ritengo Dario Canossi, voce e leader della band uno dei migliori cantastorie in circolazione, capace di far divertire, ma anche di far pensare con il suo modo diretto di interpretare le proprie canzoni sempre intrise di impegno sociale e voglia di riscoprire le proprie semplici ed umili radici.
Basti pensare al titolo stesso di questo album, Mat e Famat ovvero "matto e affamato" per chi non mastica il camuno, che tanto ricorda quello "stay hungry, stay foolish" di Steve Jobs che va a costruire un ponte ideale tra le valli bresciane e gli Stati Uniti d'America, legame rafforzato ancora di più dalla finale Le Al de Legn che non è altro che American Land di un altro nome noto a stelle e strisce, Bruce Springsteen.
In mezzo tanta Irlanda, tanto country e tanto impegno sociale come in Ballata per Vik, dedicata a Vittorio Arrigoni, volontario di Emergency ucciso lo scorso anno in Palestina.
La canzone è scritta a quattro mani insieme alla mamma di Vittorio ed è tanto bella quanto amara.
hanno fuso piombo e sangue nella sabbia hanno spento le fontane
queste guerre fatte in nome della pace sono luride puttane
cristo a piedi nudi cammina in Palestina
ma una stella con sei punte gli ha spento la mattina
Questa è solo una delle numerose collaborazioni che contraddistinguono i dischi dei Luf e, se in passato avevano partecipato al banchetto amici come Davide Van De Sfroos o i fratelli Severini (Gang), questa volta troviamo i ticinesi Vad Vuc (la fanfara di Quando la Notte Piange) o il folk rocker Daniele Ronda che fa da special guest nell'indiavolata Trebisonda.
Il dialetto camuno è sempre ben presente, come nella titletrack o nell'iniziale Oroloi, surreale descrizione di un orologio a tre lancette per non gettare ulteriormente il nostro tempo al vento e poter carpire la felicità.
Anche Barbos Barbel Barbù è caratterizzata dal dialetto e si ispira ad una storia vera, una storia di diserzione dalla guerra, altro argomento che Canossi tratta spesso nei suoi brani, ispirandosi alla memoria storica per raccontare gli orrori dei conflitti, in particolare La Seconda Guerra Mondiale, ripresa anche in brani come Lungo la Linea del Don e Giuda della Neve.
piangon le scarpe dei vecchi lungo la linea del Don
son partiti vecchi ora son bambini lungo la linea del Don
negli occhi il sangue che scorre amaro lungo la linea del Don
nel cuore gli occhi del loro amore lungo la linea del Don
A conti fatti quello che ho sempre apprezzato nei Luf è la loro semplicità nel raccontare grandi storie,nel dar speranza alla gente riempiendo le piazze e i palazzetti per farla divertire,pensare e sognare.
E questo è un pò il pensiero che emerge in Camionisti, la loro autocelebrazione, dove si definiscono appunto condottieri di un carrozzone folk che vuole distribuire canzoni e sogni.
sotto gli occhi stanchi
risate da ribelli
passati tempi buoni
arrivan quelli belli
questo è il mio mestiere
scrivere canzoni
e abbottonarle strette
ai vostri sogni
Per quel che mi riguarda questo è il miglior album dei Luf, suoni perfetti e songwriting elevato che raggiunge il perfetto connubio tra impegno e goliardia, ma soprattutto è un album che sgomita per uscire dai confini territoriali e del folk in generale. Che sia arrivato anche il loro momento per fare il grande salto...
P.S
Non scaricate questo o gli altri dischi dei Luf!! Andate ai loro concerti e recuperate gli originali, splendidi digipack curati in ogni dettaglio che faranno la gioia di chi ha sempre avuto la nostalgia del vinile.
Son piccole gioie anche queste!
www.iluf.net
www.facebook.com/BrancoDeiLuf
spotify:album:1QrLR6FPno10I7CeyHCurJ

martedì 20 agosto 2013

Scorpion Child Scorpion Child (Nuclear Blast 2013)












Avete presente i mobili dell'Ikea? moderni, giovani, al passo coi tempi,coordinati con accessori fatti e pensati per le nuove generazioni usa e getta.
Avete presente invece quei tavoloni in legno massiccio che fanno arredo da decenni in oscure taverne, testimonianza di generazioni di gomiti appoggiati col proprio boccale di birra, formati da una trave talmente grossa che potreste salire a ballarci sopra con i vostri anfibi.
Ecco, gli Scorpion Child, da Austin, Texas, sono proprio come quei tavoloni: vecchi, anzi retrò, probabilmente fuori moda, ma le loro radici sono solide ed inattaccabili, proprio come il genere che propongono: un hard rock venato di psichedelia, indissolubilmente legato agli Anni Settanta.
L'ispirazione deriva principalmente dai Led Zeppelin, tanto che il cantante, Aryn Jonathan Black, sembra un Robert Plant meno sensuale, ma senza nulla togliere per cantare un pezzo come l'opener Kings Highway servono i muscoli non i gemiti.
Per i passaggi più delicati c'è tempo per la meravigliosa Antioch, una ballada a metà tra Thank You e i Blind Melon di Shannon Hoon, dove i nostri texani fanno un intenso lavoro di fino cesellando chitarre in uno degli highlights di questo album.
Polygon of Eyes è il pezzo da tramandare ai posteri con il suo chorus epico che ricorda i Rainbow di R.J. Dio e che tormenterà la vostra mente tanto è diretto, ma soprattutto è uno degli episodi più duri di tutto l'album, insieme a Salvation Slave con dei riferimenti ai primi vagiti della NWOBHM.
Il finale affidato a Red Blood è l'ennesimo climax con i suoi  cambi di tempo, da prima soffusi, guidati da chitarre stemperate, per poi lasciarsi andare a fughe strumentali degne dei migliori Deep Purple.
A conti fatti gli Scorpion Child non inventano nulla di nuovo, ma l'ascolto di questo disco fa stare bene e invoglia a continuare a mettere il piatto sullo stereo, tanto le canzoni sono coinvolgenti e dotate di un anima propria.
A voi la scelta se seguire le sterili mode del momento o dare una chance a chi continua a pescare a piene mani dalla storia regalando sempre grandi emozioni.
Io la mia scelta l'ho fatta e continuo a ballare sui quei vecchi tavolacci di legno con i miei anfibi impoverati.
I will take
I will take what I desire
As a gift you should hold
Sound is a language of love
It's an instrument of god
www.scorpionchild.com
www.facebook.com/scorpionchild
spotify:album:56sc0owUITVnnOZu16GIYC

domenica 11 agosto 2013

About Time Pennywise (Epitaph Records 1996)












Nel revival hardcore/punk Anni Novanta, ho sempre considerato i Pennywise come uno dei gruppi di punta per tiro ed originalità, oltre che per la capacità di scrivere grandissimi pezzi e altrettanti album.
Devoti al culto dei Bad Religion, la band di Hermosa Beach arriva con About Time al terzo album che, sicuramente è da considerarsi il loro migliore, oltre che una pietra miliare del genere.
Il deflagrante timer che fa da copertina è il miglior biglietto da visita per questo disco che diventa subito un classico dei generi, lontano dai cazzeggi dei Nofx o dai multiplatini di Green Day ed Offspring.
L'arma in più dei Pennywise è proprio quella loro coerenza, sia a livello musicale, sia attitudinale( all'epoca rifiutarono contratti con major per rimanere fedeli alla Epitaph, loro attuale label) che li ha sempre visti andare avanti per la loro strada, nonostante svariati incidenti di percorso e stravolgimenti di line up.
Ad ogni modo About Time è a dir poco perfetto, tutte le dodici tracce che compongono l'album sono  coinvolgenti e filano via che è un piacere, grazie anche alla band stessa che compie davvero un notevole salto di qualità, lasciandosi alle spalle il fastidioso marchio di epigoni della "Cattiva Religione", confezionando un disco di veloce, melodico e tecnico hardcore californiano.
L'opener Peaceful Day è un ottimo biglietto da visita, ma è  difficile trovare un calo di qualità nelle tracce qui presenti, dalla scanzonata Same Old Story ( da cui venne realizzato un video a base di skaters come vuole la miglior tradizione californiana) alle più tecniche Perfect People, Waste of Time o Every Single Day.
A livello di testi abbiamo un notevole passo avanti, con liriche più ricercate ( il paroliere Greg Graffin-sempre la Cattiva Religione- è l'esempio) e dirette a scavare all'interno delle personalità per contrastare il disagio generazionale che contraddistingue l'irrequieta scena hardcore.
Can't run can't hideNo one here gets out aliveIt don't get better that's the best you're gonna getThe deal is in now place your betsCan't eat can't sleepKnowing that nothing's gonna satisfy meAnother blip on a television screenAmong an ocean of starsTonight I will rage against the forces of fateYou best get outta my wayI'm not gonna fade away slowlyInside my mind is a clock tick-tocking timeNot gonna stop until my last days doneYou wanna try me well come get someTempt fate can't waitI gotta get out there's no time to hesitateNot gonna waste it with the cynical foolsCan't bring me downAnd if you wanna try this dispositionSacrifice all you knewSanitize your religionTake your life and renew and do what you wanna do
( da Searching)
A conti fatti il terzo full lenght della band è da considerarsi il climax assoluto della loro produzione, che comunque è continuata tra mille sfighe nelle successive decadi, regalando comunque ottima musica.
Al momento la band è ancora on the road e festeggia il venticinquesimo anno di attività proprio quest'anno con un esteso tour che toccherà l'Italia il prossimo 15 Agosto a Brescia.
Io sono convinto che faranno ancora pogare e saltare i loro fans
!www.pennywisdom.com (Sito Ufficiale)
www.facebook.com/pennywise
spotify:album:4HhyA4Lme7jHYRNth7ATB1

 

venerdì 26 luglio 2013

Paranoid Black Sabbath (Vertigo Records/EMI 1970)












A volte il destino sa essere davvero strano se si pensa che una canzone pensata, scritta ed interpretata in poche ore, giusto per riempire il minutaggio di un disco, diventi un hit di successo mondiale, ma anche il manifesto di un genere musicale che sarebbe ancora dovuto venire.
Si perchè Paranoid, con due accordi basilari è diventata la canzone più famosa dei Sabbath, nonchè lo start up di tutto quel movimento heavy metal che si sarebbe sviluppato  nel decennio successivo.
In origine questo album, il secondo per la band inglese, si sarebbe dovuto chiamare War Pigs, chiara invettiva contro i governi, in particolar modo quello americano colpevole della guerra in Vietnam. Ma per evitare la scure della censura, il management dei Sabbath cercò un escamotage e sentendo le potenzialità di Paranoid stravolse tutto rinominando l'album e trasformando la copertina con un immagine sfocata di un "samurai-cosmico" che brandisce una spada, quando all'origine il personaggio in questione avrebbe dovuto avere una maschera da maiale.
Ad ogni modo quello che viene consegnato alla storia è un disco fondamentale, capace di creare un suono nuovo, lontano dagli stilemi blues e folk di altre grandi band dell'epoca come Deep Purple e Led Zeppelin.
L'opener War Pigs, nonostante tutto, rimane una delle più belle canzoni della band, dove Ozzy si autoproclama gran cerimoniere recitando i suoi salmi carichi di odio contro i governi militaristi dell'epoca, mentre Iommi macina grandiosi riff saturi ed assoli di pregevole fattura, senza mai strafare,ma sempre calibrando le giuste note ed armonie.La batteria di Ward è scarna ed essenziale ma tellurica allo stesso tempo.
Generals gathered in their masses
Just like witches at black masses
Evil minds that plot destruction
Sorcerer of death's construction
In the fields the bodies burning
As the war machine keeps turning
Death and hatred to mankind
Poisoning their brainwashed minds, oh lord yeah!

L' altra perla dell'album è Iron Man, caratterizzata da un riff granitico di Iommi, che da solo farà da nave-scuola a tutte le successive bands doom e stoner dei due decenni successivi. La voce di Ozzy è distorta e robotica nei secondi iniziali per poi lasciarsi andare nella narrazione fantastica di un viaggiatore del tempo, che, essendo stato nel futuro ha visto la fine del genere umano.
Tornato nel suo passato per avvertire la gente, entra in un campo magnetico la sua pelle diviene d'acciaio (Iron Man) e lui perde l'uso della parola .Deriso dai suoi simili impazzisce ed in cerca di vendetta distrugge il genere umano facendo avverare cosi ciò cheha visto nel futuro.
Aldilà della storia inventata di sana pianta da Butler, da sempre appassionato di horror e sci-fi, la denuncia sociale è evidente, in un contesto teso per la Guerra Fredda ed il Vietnam, visto da ragazzi che uscivano dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale
Nobody wants him 
He just stares at the world 
Planning his vengeance 
That he will soon unfurl 

Now the time is here 
For Iron Man to spread fear 
Vengeance from the grave 
Kills the people he once saved


Il resto dell'album offre altre perle come la ipnotica e sognante Planet Caravan oppure la schizofrenica Electric Funeral, cronaca di un ecatombe nucleare che si alterna tra parti lente ed altre più sostenute.
Su Hand of Doom, troviamo tanti spunti che verranno sfruttati negli anni a venire ( lo stesso termine "Doom" la dice lunga...), mentre il finale è affidato alla delirante Fairies Wear Boots, forse la canzone più leggera del disco, ma non di meno interessante.
A conti fatti questo è uno dei capisaldi della storia della musica rock che, oltre a regalare grandi pezzi ha dato vita ad uno dei generi musicali più popolari di sempre: l'heavy metal, con tutte le sue sfumature.
Più avanti i Sabbath sperimenteranno nuove soluzioni diventando sempre più i leader di un certo tipo di hard rock e guadagnandosi il rispetto incondizionato dei fans per i successivi 40 anni.
www.black-sabbath.com
spotify:album:714ndVxSx8lIWhQxdbcXIs
















mercoledì 17 luglio 2013

All Hell Breaks Loose Black Star Riders (Nuclear Blast 2013)












In principio ci fu una reunion con lo storico monicker THIN LIZZY, che vedeva il chitarrista superstite Scott Gorham, Brian Downey alla batteria e Darren Warthon alle tastiere, insieme ad altri musicisti, portare in giro per il mondo un tributo alla band irlandese ed al suo leader Phil Lynott, scomparso nel 1984.
Con tutti i pro e contro del caso, in primis, l'utilizzo del nome storico per una tribute band vera e propria, diciamo che l'interesse per i Thin Lizzy si è ridestato ritrovando fans vecchi e nuovi che piano piano hanno affollato  le svariate venues dove i nostri si esibivano.
Della partita hanno preso parte l'ex Almighty Ricky Warwick, il bassista Marco Mendoza ed in seguito Jimmy DeGrasso(batteria) e Damon Johnson (chitarra) e tra un tour e l'altro ecco prendere vita l'ipotesi di scrivere pezzi nuovi per far rivivere il mito Thin Lizzy, senza però utilizzare di nuovo il monicker storico, ma dando vita ad una seconda incarnazione denominata appunto Black Star Riders.
Fatto il giusto preambolo vado diretto al sodo e quello che mi appresto a recensire è davvero un gioiello di puro hard rock, semplice diretto e live, con pezzi che sono destinati ad entrare in testa ( e speriamo nella storia) già dopo pochi ascolti.
Il filo diretto che lega il passato ed il presente è davvero unico, con il songwriting di Warwick che si cala alla perfezione nel mito di Lynott, senza però mai cadere nel banale, ma celebrando il giusto tributo.
Basta ascoltare la tripletta iniziale con la rocciosa titletrack che da il nome all'album, la spettacolare ed anthemica  Bound for Glory ( ..and he knows he can never win/ he's just trying to lose a little more slowly ..questa si che è una melodia fuorilegge!), oppure Kingdom of the Lost, con il suo incedere folkeggiante che rimanda ai ricordi della natia Irlanda.
I testi di Warwick sono spettacolari e raccontano storie di vita borderline, cosi come il suo cantato che si avvicina al calore di Lynott.
La band gira davvero a mille, Scott Gorham snocciola riff granitici e superbi assoli che non possono non far felici coloro che sono cresciuti con l'hard rock sanguigno e vigoroso dei Seventies.
Kissin the Ground è melodica e ruffiana al punto giusto, mentre Someday Salvation mi ricorda i Thin Lizzy più scanzonati e festaioli.
Di Rimando viene esaltato il lato più cupo del songwriting con Hey Judas e la tetra e sinuosa Hodoo Voodoo, mentre il finale è affidato ad una lunga digressione in territori blues ( Gary Moore docet) con l'intensa Blues ain't so Bad.
In conclusione i BSR sono la logica evoluzione e prosecuzione di quel pezzo di storia chiamato Thin Lizzy, tanta è l'attitudine e le coordinate musicali che coinvolgono i musicisti. Ritengo giusto lo scegliere un nome nuovo e proseguire cosi una carriera parallela, ma sempre ben distinta.
Consigliato a chi vuole ascoltare dell'ottimo e sincero hard rock, che non inventerà nulla...ma fa stare dannatamente bene!!
www.blackstarriders.com
www.facebook.com/BlackStarRidersOfficial
spotify:album:2jtBDBKJG9UqjEpK9hOH6P






giovedì 4 luglio 2013

Carry On Rebels Bay (Indelirium Records 2012)












Social Distorsion...Rancid...Clash...The Gaslight Anthem...ecco se vi luccicano gli occhi solo a sentir nominare queste band, date un ascolto ai Rebels Bay, band italiana di recente formazione, ma ben rodata sui palchi nostrani ed europei, che con questo EP vuole ritagliarsi la sua fetta di pubblico nella scena punk rock attuale.
La band ha come base le rive del lago di Garda, ma la sua line up ha subito qualche stravolgimento con membri che provengono da svariate parti d'Italia e da Berlino. Dopo due tour in giro per il continente, la Indelirium Records licenzia il loro primo EP, sulla scia dei veterani One Trax Mind.
Senza troppi giri di parole in questa mezz'ora di musica troviamo un ottimo condensato di punk rock, sudore,tatuaggi e la giusta attitudine da strada che traspare dalle spettacolari liriche che ci raccontano storie di cuori spezzati, amicizie sincere e di vite in salita, perennemente in cerca del giusto riscatto.
"I've got scars deep inside my heart"... ecco l'opener di questo cd e con parole cosi forti si capisce subito che i ragazzi non scherzano e seguono la scia di Mike Ness e dei suoi Social D., tra l'altro citati  in My Friend and My Family ( I'm driving my car down the boulevard while the sun is going down/empty streets in front of me and the radio is playing an old Social D.) vero manifesto del pensiero della band.
Wild Hearts and Broken Bones è il pezzo scelto per il video promozionale, irresistibile anthem punk rock, mentre la successiva Billy's Legend, a metà tra Clash e Gaslight Anthem è una storia di riscatto e di speranza di chi non smette mai di inseguire i propri sogni.
California Smile è solare come unpomeriggio d'estate passato tra tavole da surf, spiagge e la ragazza dei tuoi sogni , mentre la conclusiva Rebel Love è una malinconica ballad dal ritmo folkeggiante che fa molto busker.
In definitiva questo Carry On è un ottimo biglietto da visita per una band che si è fatta le ossa sui palchi di mezza Europa e che non deluderà di certo i fan dei Social Distorsion e del punk più stradaiolo.
www.facebook.com/Rebelsbay
Indelirium Records
spotify:album:1dI3PG6lKHxkTHnmDS0eAf